Il 2018 di Zia Fenice!

Ho pensato molto a come impostare questo ultimo articolo dell’anno. Mentre rimuginavo sul cosa proporre, mi sono accorta di non aver mai parlato in maniera approfondita del mondo dei kdrama (una delle mie grandi passioni insieme alla letteratura e l’arte) o per meglio dire,  qui sul blog ci sono state carrellate di suggerimenti e recensioni ma mai vere e proprie classifiche riguardo il mondo delle serie tv coreane. Ho dunque deciso di proporvi questa Top10, sperando che vi piaccia e che sopratutto possa essere un’incentivo a recuperare (qual’ora non l’aveste ancora fatto) questi kdrama.

  • Mr.Sunshine  : kdrama dell’anno in cui lo spettatore ripercorrerà un periodo storico particolarmente caro alla Corea e cioè l’apertura “obbligata” all’Occidente con conseguente invasione delle superpotenze di Russia e America sul territorio. Altra insidiosa questione è quella del Giappone che stabilitasi sul territorio, vuole impadronirsi del suolo coreano. Seguiamo le vicende di chi vorrebbe l’indipendenza della Corea, che quest’ultima sieda forte insieme alle altre per avere una “voce” sulle vicende della propria terra ma anche altri personaggi, tutti fondamentali per la trama e che (chi più chi meno) contribuiranno a fare la storia della Nazione (la trama ed altri particolari di questo progetto lo troverete qui sul blog in un’articolo tutto dedicato a questo gioiellino).

mr sanshine

  • Something in the rain : Questo è stato senza ombra di dubbio il kdrama più realistico di sempre, nel definire e raccontarci le difficoltà e le dinamiche di una coppia sud-coreana. I kdrama sono soliti infatti, presentarci un certo tipo di stereotipi di genere e dinamiche da “manga giapponesi” per quanto riguarda il rapporto tra uomo e donna.  In questo caso invece ci troviamo di fronte alla verità nuda e cruda. Ad una donna per la società (e sua madre), considerata quasi troppo vecchiaia per sposarsi e metter su famiglia ed un ragazzo più giovane di lei che se ne innamora perdutamente. Ma i due devono fare i conti con il Paese in cui vivono, con le mille contraddizioni e ostacoli che comporta “amarsi in Corea”. Per la prima volta si svelano le rigidità della società coreana quando si parla di rapporti amorosi, sfatando così molti di quegli aspetti “perfetti” lindi e puri che tendono a portare sullo schermo gli sceneggiatori coreani.

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  • Live: (il mio preferito sotto ogni punto di vista). Kdrama bellissimo, tratta delle dinamiche della polizia coreana ed in particolare della divisione che si occupa di pattugliare le strade della città. I casi sono complessi ed alcuni molto toccanti. I personaggi sono caratterizzati benissimo ed i problemi della quotidianità che la sceneggiatura dipinge, sono realistici ed imprescindibili per capire le dinamiche della “caserma”. Particolarmente importante nella serie è la discussione (un punto ancora molto dolente in Corea) del ruolo della donna nella società coreana, problematiche che del resto ancora persistono, seppur in maniera minore, anche in Occidente.

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  • Welcome to waikiki: Se state cercando una commedia con personaggi fuori di testa, situazioni imbarazzanti e folli, che rimanga comunque fedele alla classica struttura delle sitcom americane, allora Welcome to waikiki fa al caso vostro. Un gruppo di giovani-adulti, alle prese con un neonato, una pensione da gestire e cumuli di debiti, tra lacrime e risate. Perché quello che questo drama insegna è alleggerire anche le situazioni più disperate.(prevista una seconda stagione che si preannuncia “frizzicarella”).

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  • Life : Kdrama che tratta le vicende di un complesso medico-ospedaliero. Il drama si concentra molto su una delle problematiche che accompagna anche la sfera sanitaria americana e cioè la “privatizzazione”, da parte di grandi agglomerati della finanza, di strutture mediche a discapito della popolazione meno abbiente che dunque non può sostenere i costi (spesso molto cospicui) per le cure.  Davvero bellissimo, interessante dal punto di vista dei casi e sopratutto un cast che fa meraviglie nell’interpretare la sceneggiatura (c’è uno dei più bravi attori coreani in circolazione Koo Seung hyo).

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  • What’s wrong segretary Kim : Commedia romantica, che ha riscosso un enorme successo in patria (dovuta sopratutto alla coppia principale di attori Park-Park), questo drama tratta il rapporto tra un Ceo di una compagnia prestigiosa coreana e la sua fedele segretaria. Tutto inizia con la richiesta di congedo di quest’ultima decisa dopo tanti anni di lavoro, a godersi la vita e ritrovare se stessa. Ma…

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  • The Player : Questo è forse il progetto più forte proposto dalla OCN (canale che ci regala meraviglie se si tratta di drama crime). Un gruppo di “ladri” ognuno con una storia particolare alle spalle, che puntata dopo puntata li collegherà imprescindibilmente non solo tra loro ma anche e sopratutto al “caso” principale, perno del drama. Non potrete far altro che affezionarvi alla squadra e “sperare che se la cavino” tra un cazzotto e l’altro. Qualcuno “ci lascerà le penne”?….Chissà!

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  • The smile has left your eyes : Questo è un drama difficile da definire e che in realtà è la versione coreana di una serie tv giapponese. Tratta le vicende di un ragazzo, molto ambiguo e dal passato offuscato da moltissime vicende tetre che incontra accidentalmente la protagonista femminile. Se state pensando alla classica trama romantica, scordatevela. Anche le combinazioni e gli “escamotage” proposti dalla sceneggiatura per farli incontrare e dare l’input alla storia sono tutt’altro che prevedibili. Odierete e poi amerete, comprenderete il personaggio maschile e la sua complessità. Parteggerete fino alla fine per il fratello/poliziotto della protagonista e tiferete poi per lei, come forse pochi drama riescono a fare con un personaggio donna (spesso presentato, nei Kdrama, fragile e carina che va per questo protetta e coccolata).

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  • Your Honor : Kdrama che segue le vicende di una ragazza particolare, dalla storia difficile alle spalle, alle prese con il voler diventare un Procuratore della Corea. C’è poi il “nostro” lui, che (ovviamente non vi dico come e perchè), si troverà a ricoprire inaspettatamente il ruolo del giudice più famoso di tutta la Nazione. Un drama che alterna scene esilaranti, con scene davvero emozionanti, sia nei dialoghi che nei vari casi che vengono dipanati nel corso della serie.

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  • 100 days my pince: Il Kdrama storico/romantico del 2018 è senz’altro questo. Si tratta infatti di un drama in costume tradizionale che tra i protagonisti vanta la partecipazione di D.O (per chi non lo sapesse un idol coreano del gruppo Exo) ed una bravissima Nam Ji-hyun. Quest’ultima, per una serie di rocambolesche ed intricate vicende, si ritroverà ad avere in casa e “sposare” il principe ereditario. Ma non crediate che sia la solita favola romantica in salsa “rosa”.

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Quest’anno pare che moltissimi sceneggiatori abbiano avuto a cuore tantissimi problemi e difficoltà che hanno (e affliggono tutt’oggi) il Sud-corea, tant’è vero che moltissimi progetti proposti nel 2018 hanno affrontato temi quali la malasanità, l’abuso edilizio, la corruzione politica, le falle nei sistemi processuali e nei corpi di polizia coreani, delineando così una Nazione che “finalmente” seppur in maniera romanzata, mostra per intero le sue debolezze senza vergogna.  Pochi sono stati poi, i progetti commedia/romantica e tra questi, anche su questo genere si è preferito andare sul “realistico” senza rabbonire la pillola. Insomma la parola chiave di quest’anno è stata REALTÀ. Dunque oltre alla top10 vorrei inserire quei progetti che non sono entrati nella rosa dei “miei” preferiti oppure che non sono riuscita a recuperare durante l’anno ma che sicuramente vedrò:

Un ringraziamento speciale alla mia piccola fenice Myriam L. senza la quale non ci sarebbe stata questa classifica. Buon viaggio a vedersi nel nuovo 2019 con tante letture che ci attendono, progetti da realizzare e tante, tantissime serie tv coreane!

P.s. Scusate ma non potevo concludere se non con questa immagine della banda di folli di Waikiki.

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1930…in un cassetto di cuore!

I’m walking all night long 
in mysteries
You’re singing all day long in maze
Without song in my heart
it is a lie  (Ost Satellite)

Un kdrama che avrebbe dovuto avere in patria risonanza e successo tanto quanto Discendent of the Sun è Chicago Typwriter.

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2017, Seul. Uno scrittore famosissimo, solitario ed impertinente in crisi creativa cerca di superare “il blocco da foglio bianco” mentre, a pochi chilometri di distanza una “futura” veterinaria con la passione per la lettura e grande fan degli scritti del romanziere tenta di mettere fine agli strani “sogni” che fin da piccola angosciano le sue notti. Dopo una serie di situazioni rocambolesche create da un fantastico cagnolone, la veterinaria si troverà a consegnare presso la villa dello scrittore un pacco contenente una typewriter (macchina da scrivere chiamata così per il rumore dei tasti che ricorda il rimbombo sordo di spari di un particolare fucile) avendo così la possibilità di incontrarlo. Da questo momento in poi per uno strano scherzo del destino, le loro vite verranno unite proprio grazie alla macchina da scrivere la cui anima ha una “voce propria” con una storia tutta da raccontare cioè quella di tre ragazzi in una Corea del 1930 occupata dai giapponesi e della loro resistenza eroica al regime. Lo scrittore coglierà al volo l’opportunità di “impossessarsi” di questa storia? Qual’è il mistero che si cela dietro questa macchina da scrivere “posseduta”? e soprattutto, quali conseguenze porterà alla vita dei due protagonisti questa vicenda?.

Queste le premesse che daranno avvio ad una narrazione piena di colpi di scena, di storia e di letteratura. Non mancheranno l’amore, le citazioni di scrittori famosissimi (Stephen King per citarne uno), l’ amicizia ed il coraggio. Ma questa è una serie che è soprattutto un’omaggio alla generazione di quegli anni che con tanto vigore combatté un regime spietato.

Sono inciampata in questo drama per puro caso proprio nel 2017. Cercavo qualcosa che mi ispirasse e mi aiutasse ad uscire dall’enorme vuoto che aveva provocato in me l’aver finito l’ultimo romanzo che possedevo in libreria di Murakami (ogni sua parola mi incide carne ed ossa). Ed ecco che se nella mia vita posso affermare con sicurezza di non aver mai avuto il “colpo di fulmine” con le persone, questa storia è stata il mio: “amore a prima vista”.
Una penna è più forte di un coltello. Una macchina da scrivere è più forte di una pistola. […] Dovresti scrivere qualcosa di buono. Non scrivere per guadagnare fama e donne. Scrivi qualcosa di magnifico.”

Tutto, dalle premesse alla caratterizzazione dei personaggi, dalla forza della trama  alla scelta da parte dello sceneggiatore di raccontare un dato periodo storico della Corea. Tutto, ha fatto echeggiare nella mia testa un’unica frase:

Avrei voluto scriverla io questa storia!.

Come tutto ciò che diventa parte del mio bagaglio culturale, ho chiuso questa preziosa serie in un cassetto di cuore. Nonostante il mio forte amore nei confronti di questo kdrama sia dovuto infatti alla sceneggiatura (un’ambito che mi affascina non poco), non posso però non spendere due parole per l’accurata ricostruzione storica dei luoghi(stradine ed il bar in primis), dei costumi(abiti bellissimi, acconciature e trucco impeccabili) e della musica (le OST sono bellissime e vi invito a recuperare l’album che le contiene tutte).

Un plauso va poi fatto senza ombra di dubbio al cast che ha reso viva la storia è credibilissimi i personaggi. In particolare la bravura degli attori che hanno dato vita agli antagonisti (per non parlare della godibilità della visione degli episodi dovuta alla bellezza oggettiva di Yoo Ah-In e Ko Gyung-Pyo, rispettivamente protagonista e coprotagonista maschili del cast principale). Si, perchè se non ci fossero stati questi attori a rendere così complessi ed intriganti le relazioni e pericolose le dinamiche storiche, il kdrama avrebbe perso moltissimo dello smalto presente sulla carta.

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L’amicizia a mio parere è preponderante rispetto alla situazione amorosa che, se viene resa impossibile dalle circostanze nell’arco temporale del 1930 (non c’era il tempo per pensare all’amore) è di forte impatto emotivo nell’arco temporale del 2017. Se “anche l’orologio (altro oggettino da tenere sott’occhio durante la visione) segna due volte al giorno la stessa ora “, gli eventi che ci vengono narrati si intersecano come pezzi perfetti di un unico puzzle agli accadimenti del passato, minacciando una storia che torna a ripetersi.

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Il pericolo palpabile delle azioni che riguardano la parte del drama che si concentra sul passato, viene equilibrato dal senso di ansia che lo spettatore proverà nei confronti di vicende che riguardano il presente narrato. Subdolamente create dallo sceneggiatore Jin Soo-Wan (scoperto per la prima volta con la visione di quello che ritengo essere il suo capolavoro Kill me hill me), queste situazioni porteranno a quello che sarà la conoscenza dell’antagonista dell’arco narrativo 2017 e le conseguenze dello scegliere determinate strade che minerà concretamente la vita dei protagonisti (qualcuno ci lascerà le penne!? cit. Mulan).

Insomma per tutti coloro che sono ormai sintonizzati sulle reti televisive coreane, questo sarà un drama da recuperare perché originale e fresco rispetto a quello a cui ci hanno abituato. Per chi invece si approccia per la prima volta ai kdrama, sarà un’esperienza visiva appassionante ed arricchente (preparate i fazzoletti, verserete lacrime!). Ma in particolare, consiglio la visione di questa serie agli amanti dei libri, a coloro che aspirano a diventare scrittori o a chi semplicemente scrive per passione (ogni riferimento alla mia persona è puramente casuale).

Upcoming Drama 'Chicago Typewriter' Releases Teaser + To ...

Con questo zia Fenice vi augura una sonora sbronza di musica e parole al “Carpe Diem” è un “buon viaggio a vedersi” nel 1930. Filate sulla piattaforma Viki adesso!

Aspettando Mr. Sanshine!

Nel 1871, durante una spedizione militare degli Stati Uniti a Joseon (Corea del Sud), un ragazzo originario della regione si imbarca su una nave da guerra stelle e strisce diretta in America sfuggendo così all’incidente Shinmiyangyo (tragico episodio che costò la morte di moltissimi coreani per mano statunitense). Nel 1905, ormai adulto, torna nel suo paese di origine come soldato del reggimento americano posto proprio a Joseon e si innamora di una donna aristocratica della famiglia leader spirituale del luogo. Altri personaggi intrecceranno la propria vita a quella dei protagonisti tra cui Goo Dong-Mae, figlio di un macellaio che fugge dalla sua patria rifugiandosi in Giappone in cerca di una nuova vita e che, descritto come un personaggio tragico, si innamorerà della giovane aristocratica Kim Tae-ri ( altro personaggio femminile della serie ) rischiando tutto pur di amarla; ed un certo Byun Yo-Han, presentato come un’infantile playboy dal cuore caldo che creerà non poco caos all’interno delle vicende e forse un triangolo amoroso tutt’altro che scontato.

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Questa la trama dell’ultima fatica di Kim Eun-Sook sceneggiatrice (che io seguo alla follia) già “colpevole” di aver dato vita, attraverso la sua penna, a storie quali Discendent of the Sun e Goblin. Nel 2018 promette ancora di regalare meraviglie, completando un ciclo narrativo iniziato nel non troppo lontano 2016 e trovandone l’apice proprio quest’anno con il suo Mr. Sanshine.

In programmazione a luglio per il canale Tvn (in italia sarà trasmesso sulla piattaforma Netflix), la serie sembra essere la giusta miscela di tutti quegli elementi narrativi che hanno fatto dei suoi precedenti lavori, drama acclamati anche fuori i confini asiatici. Senza contare poi il cast a cinque stelle ingaggiato per il progetto che sancisce il ritorno al piccolo schermo di un’attore amatissimo anche in campo internazionale, tale Lee Byung-Hun affiancato rispettivamente da: Kim Tae-Ri,Yoo Yeon-Seok, Kim Min- Jung e Byun Yo-Han.

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Aspettando in febbricitante trepidazione la storia che promette di saziare il digiuno d’amore contrastato a sfondo storico-patriottico di noi dramagirls, torniamo indietro di tre anni quando, una visibilmente emozionata Kim Eun- Sook, affiancata dal co-sceneggiatore Kim Won-Suk ( già conosciuto per drama altrettanto famosi quali Lovers, Secret garden, A gentleman’s dignity, The heirs), da un cast stellare ed una troupe tecnica da far invidia ad una produzione cinematografica, presenta il suo Discendent of the Sun.

E’ molto difficile descrivere questo drama nella sua interezza in quanto oltre alla trama principale vi sono molte sotto trame, date dai problemi e dalle situazioni che si trovano a vivere i personaggi “secondari” (tutti caratterizzati alla perfezione) che come fili, si intersecano tra loro danno vita ad una dinamica adrenalinica che terrà incollati allo schermo con “il cuore in gola”.

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Ci troviamo al confine tra le due Coree, Yoo Shi Jin è il capitano delle Forze Speciali sudcoreane alle prese con una missione delicata in campo neutrale, intanto a Seul, Kang Mo-Yeon, una dottoressa del pronto soccorso dell’ospedale di Haesung combatte insieme ai suoi colleghi per salvare vite. Altri personaggi vitali per la narrazione sono il collega/amico di Shi Jin, Dae Yeong che ha una relazione con la soldato/dottoressa Yoon Myeong-Joo (secondo personaggio femminile del cast principale) figlia dal generale dell’esercito, quest’ultimo tra l’altro contrasterà la loro storia d’amore (potete ben capire le implicazioni e preparare dunque i fazzoletti). I due soldati, in licenza dopo l’ultima missione al confine con la Corea del Nord, sventano una rapina ferendo e prestando al tempo stesso soccorso al ladro (personaggio che nel corso della serie riserverà non poche sorprese). In questa occasione Shi Jin conoscerà la dottoressa Kang Mo-Yeon e fra i due si svilupperà un’intesa speciale. Cominciano a frequentarsi, ma a causa delle rispettive professioni sono costretti a separarsi. Si incontrano otto mesi dopo in circostanze che non stò qui a svelare dando avvio ad una delle più belle storie mai concepite da mente umana.

“Io sono un dottore. La vita ha una dignità e penso che niente valga più di quella dignità ma la tua battaglia consiste nel salvare vite attraverso la morte di altri!”

” Sono un soldato. Il motivo per cui faccio questo lavoro è che è qualcosa che qualcuno deve fare, e io e la mia famiglia, la dottoressa Kang e la sua famiglia e tutte le persone importanti per quei parenti… è perchè credo che il mio lavoro proteggerà la libertà e la pace di questa Nazione dove vivono queste persone!”

Ci si trova di fronte una serie tv che unisce due mondi all’apparenza antipodi l’uno dell’altro, quello militare ( rappresentato dal nostro capitano nome in codice: “big boss” ) e quello medico (rappresentato dalla nostra dottoressa nome in codice: “beautiful”). Ci si trova al cospetto di due degli attori più acclamati in patria Song Hye Kyo e Song Joong Ki (dopo il drama hanno cominciato a frequentarsi per poi convolare a nozze ad un anno esatto dalla fine delle riprese ), che hanno saputo rendere vive le difficoltà e le implicazioni psicologiche della relazione tra due personaggi caratterialmente complessi. Una delle forze del drama infatti, è sicuramente rintracciabile nel fatto che narrativamente i due personaggi sono indipendenti l’uno dall’altra.

In generale nei kdrama c’è la “pessima” abitudine a rendere il personaggio femminile “dipendente” dalle azioni del personaggio maschile che per la maggior parte del tempo prende decisioni, si muove, sbaglia ecc ecc. Ebbene tutto ciò non avviene in questa serie anzi!

Entrambi sono personaggi forti individualmente, con le spalle larghe, con il peso delle responsabilità, di relazioni fallimentari (per la prima volta non troviamo un passato in comune, dove i due conoscendosi fin da piccoli sono “predestinati” a stare insieme) e con ambizioni lavorative (sopratutto per il personaggio di Kang Mo-Yeon). Altra forza della sceneggiatura sta sicuramente nel saper rendere molto bene la delicata situazione diplomatica tra le due Coree e tutto ciò che implica militarmente la questione dell’essere un soldato di una nazione ancora divisa. Seppur una serie TV essa può essere un’incentivo ad informarsi (in altre sedi è chiaro) sulla “faccenda Coreana”che tanto sta facendo discutere il mondo in questo periodo.

Altro punto di forza sono proprio le storie che fanno da cornice alla principale. Come non citare ad esempio i due coprotagonisti che struggendosi l’uno per l’altro combattono per stare insieme, dando vita ad alcune scene memorabili del drama. Come poi, non spendere due parole per il collega “sensibile” della dottoressa, rappresentato dal leader degli Shinee (gruppo musicale del kpop) Onew, alle prese con la moglie incinta ed in procinto di partorire proprio quando lui dovrà affrontare, lontano da casa, la realtà cruda dell’essere un medico. Oppure, ancora, accennarvi la storia tra l’infermiera dello staff (Seo Jung Yeon ) ed un medico, anch’esso collega della protagonista, (Yi Seung Jun) che con la loro lucidità mentale (più lei che lui ) saranno di enorme supporto agli eventi e al mantenere la calma in situazioni sul filo del rasoio. Ed ancora, il personaggio del medico senza frontiere Daniel che con la moglie russo-coreana ( se conoscete un po di storia questo particolare farà suonare qualche campanello d’allarme) salverà più volte i protagonisti da situazioni pericolosissime.

Screenshot_2018-06-15-01-25-10Un plauso va fatto, infine, all’attore David Mcinnis che con il suo personaggio ha arricchito la serie di un’altro tema delicato come quello del traffico di esseri umani (sopratutto ragazzine), armi e droga da parte di ex soldati diventati mercenari. Si! perchè questo kdrama è originale anche dal punto di vista antagonistico. Non c’è infatti un solo cattivo, ma si susseguono personaggi più o meno sgradevoli ( basti pensare all’odioso responsabile della centrale energetica interpretato da Jo Jae Yun e il tenente del dipartimento di difesa della Corea del nord a capo delle trattative di pace con il Sud Corea) che saranno “ostacoli” più o meno difficili e pericolosi da superare. Insomma, MOLTO PIÙ DI UNA STORIA D’AMORE.

Non c’è bisogno di dilungarsi sull’aspetto tecnico. Questo kdrama durante il corso del 2016, ma anche nei primi mesi del 2017 ha continuato a ricevere premi che dalla regia, agli attori, dal montaggio piuttosto che per la fotografia e le musiche (Ost indimenticabili che vi consiglio di recuperare) ha consacrato il successo definitivo della serie tv rendendo memorabile il progetto. E se si sa che squadra che vince non si cambia mai, ecco la sceneggiatrice tornare in auge nel 2017 (affiancata dal regista di Discendent e dalla troupe della Tvn) annunciando il suo nuovo lavoro, Goblin: The Lonely and Great God.

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Anche di questa serie è difficile descrivere la trama se non affermando che ci si trova di fronte ad una vera e propria metafora del “senso della vita” ed ecco il perchè!

Questa è una storia mascherata da commedia romantica fantasy. La sceneggiatrice infatti usa l’elemento “irreale” presente nella storia come chiave/mezzo per raccontare i sentimenti umani. Dall’amore all’amicizia, dalla morte alla reincarnazione, dalla disperazione alla gioia, tutto è in funzione di un disegno più grande.

Seul 2016, Kim Shin (personaggio principale interpretato da quel pezzo di manzo di Gong Yoo) ha bisogno di trovare una moglie umana per poter porre fine alla sua vita da immortale (abbandonate l’dea romantica di due ragazzi sposati per “caso” perchè questa è tutt’altro che una storia d’amore canonica). Egli infatti è un Goblin, un Dio che prima di diventare tale aveva vissuto da umano come generale imbattuto di Goryeo (fate un po voi il conto di quanti anni abbia all’anagrafe). La serie catapulta più volte lo spettatore nell’arco temporale in cui Kim Shin viveva da umano, presentando personaggi e vicende imprescindibili per capire il presente che viene narrato e sopratutto il motivo per il quale egli voglia morire. Caso vuole che nel frattempo il Cupo Mietitore (interpretato dal bello quanto bravo Lee Dong Wook) affetto da amnesia diventi affittuario, per mano del nipote ( interpretato dall’idol Yook Sungjae) del segretario di Kim Shin, proprio della casa del Goblin. Tra i due inizia così una bizzarra convivenza attorno alla quale ruoteranno le vicende di altri personaggi primo fra tutti Ji Eun-Tak (interpretata da Kim Go Eun). Una ragazza (diciannovenne) che seppur con enormi difficoltà date sopratutto dalla sua “capacità” paranormale di vedere gli spiriti (anime di defunti con dei conti in sospeso e che vagano in un limbo aspettando di “passare oltre”) ha un carattere forte ed un’amore incondizionato per la vita. Avrebbe infatti, mille motivi per disperare e piangere in continuazione ed invece regala sorrisi a destra e manca, fa battute (anche discutibili) ed è molto solare tanto da diventare il vero e proprio personaggio “positivo” della serie.

Questo è solo l’incipit della storia che come detto poc’anzi è molto difficile da descrivere evitando di incappare in spiacevoli spoiler. Per esempio è difficile inserire nella trama la descrizione di uno dei personaggi forse più forti e al tempo stesso più fragili della vicenda, Sunny ( interpretata dalla superba Yoo In Na) se non dicendovi che è fondamentale ai fini della trama principale, che viene presentata nell’arco temporale del 2016 come proprietaria bellissima e nostalgica di un “ristorante” di pollo e che diventerà, per una serie di vicissitudini, il “capo” lavorativo della protagonista femminile. Come è altrettanto difficile andare a descrivere quello che è stato per me il personaggio più affascinante e misterioso dell’intera serie; una donnina anziana che ci viene presentata come una venditrice ambulante per le vie di Seul (interpretata da Kim Ji Hyun) e che, seppur compaia poche volte durante il drama, rappresenta un perno portante dell’intera vicenda (attenzione al rosso colore dominante nell’intera serie e che funge da elemento chiave per capire chi sia questo personaggio.Lo indossa praticamente sempre).

Questo è il kdrama che conferma la bravura della sceneggiatrice non solo per quanto riguarda il copione ma anche per l’accuratezza con cui ha scelto il cast. Se infatti, per il precedente lavoro ha richiesto attori che hanno un certo peso nel mondo dello spettacolo Coreano, anche in questo caso si è avvalsa di attori che hanno lavorato sopratutto nel mondo cinematografico asiatico come la talentuosa Kim Go Eun e lo stesso Gong Yoo (che ho avuto il piacere di conoscere in un’altro drama del cuore Coffe Prince, che tra l’altro consiglio di recuperare seppur datato). L’ elemento di forza risiede anche in questo caso, nella capacità con cui gli attori hanno reso vivi i personaggi e dato colore alle dinamiche relazionali.

Oltre alla caratterizzazione mostruosa dei personaggi, molto del successo della serie è dovuto alla chiarezza con il quale vengono messi insieme elementi della tradizione folcloristica coreana che rappresentano l’elemento fantasy, a scene divertenti e riflessive così vere da far male. L’errore in cui si poteva incappare e che poi è capitato ad altri drama(es. quel disastro di Bride of the Water God), è quello di rendere caotico e poco chiaro il tutto, creando un’impasto di scene in successione senza senso. C’è molta carne a cuocere in questa serie che va dalle due storie d’amore alla ricostruzione storica di Goryeo, all’aspetto religioso (che comprende anche il Dio cristiano) alla “faccenda” ostica della reincarnazione, al saper dosare scene che rappresentano i picchi drammatici della narrazione ( i casi delle anime da far “passare oltre”). Se come già detto, per altri drama l’inserimento di troppi elementi da gestire sarebbe stato un “buco nell’acqua” ( non me ne vogliano tutti coloro che invece hanno apprezzato il drama Bride of the Water God), qui a tenere tutto insieme è la lucidità di scrittura di Eun- Sook che con occhio chirurgico sa esattamente come gestire la giostra sul quale si trova a salire il telespettatore. Non c’è spazio per buchi di trama, cose non spiegate, situazioni rimaste “appese” come lenzuola. Ci si trova di fronte ad un cerchio geometrico perfetto. Tutto si chiude, nulla viene lasciato al caso.

E se tutto ciò non vi ha incuriosito a tal punto da recuperarla in streaming su Viki beh,ci pensa l’elemento dell’ironia macabra dell’essere “amici” della Morte (che filosoficamente è tutto un progetto) essere cioè così intimamente connessi alla cosa che più ci fa paura al mondo e che viene rappresentato in maniera impeccabile dal rapporto tra la protagonista femminile ed il Cupo Mietitore, nonché da alcuni dialoghi tra quest’ultimo ed il Goblin. (la sceneggiatrice qui si è superata!).

Quale modo migliore quindi, dell’attendere le sorprese che ci riserverà ancora la cara Kim Eun-Sook se non quello di recuperare questi due gioiellini?. Per coloro invece che hanno già visto ed amato queste chicche, tranquilli c’è tempo per un rewatching.

Stay tuned e buona visione!

Nel non poco lontano 2016 scrivevo del mondo asiatico: kpop, drama, manga!

Sarà che non ci si sofferma mai sull’altra parte di mondo, sarà che noi occidentali tendiamo a considerare molto lontano (quasi fosse un miraggio) l’Oriente e tutto ciò che ne consegue, fatto sta che una volta che ci si immerge nel loro mondo si rimane così affascinati, così catturati e trasportati che non si vedrà più nulla, non si ascolterà più nulla, non si farà più nulla come prima. Che si tratti di musica, di serie televisive o letture è un mondo che ti strega e dal quale non si può più far a meno. Dunque mettetevi comodi, preparate uno spuntino perché si andrà per le lunghe.

Partendo con ordine, dopo un lungo periodo di blocco del lettore, serie televisive deludenti e problematiche varie di vita quotidiana, necessitavo di qualcosa che mi facesse evadere da questo circolo vizioso che si avvicinava pericolosamente ad un buco nero. Bighellonando sul web incappo in un video molto carino di una ragazza (per chi fosse curioso di andarla a vedere e seguire inserirò il link del suo canale youtube all’interno dell’articolo) che, amando la Corea e tutto ciò che ne concerne, consigliava a tutti quelli che si avvicinavano per la prima volta a questo mondo, alcuni K-drama ( per noi occidentali serie tv sud coreane) più interessanti e carine da seguire. Insomma spinta dalla curiosità inizio ad approcciarmi ad essi finendo con l’innamorarmi perdutamente di tutto, partendo dalla sceneggiatura al loro modo di pensare, dalle storie tutt’altro che banali ai finali assolutamente non scontati.

Dei molti visti in questo periodo vorrei parlarvi di quelli che sono diventati i miei preferiti e che consiglierei a tutti quelli che vogliono approcciarsi ad essi. Andando con ordine, per quanto riguarda le commedie scolastiche, sono due quelle più interessanti da seguire in quanto ci presentano il sistema scolastico Coreano (ovviamente romanzato ma che getta pur sempre luce sulla loro situazione giovanile), entrambe con protagonista un’attore,se non l’attore, più seguito ed amato in Corea e cioè Lee Min Ho. I drama in questione sono Boy Over Flowers e The Heirs (drama in cui c’è uno dei miei attori preferiti Kim Woo Bin). Il primo un pochino datato in quanto trasmesso nel 2009, l’altro decisamente più attuale in quanto trasmesso nel 2014.

BOY OVER FLOWERS

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TRAMA:

L’impero economico della Corea del Sud è principalmente nelle mani del grandissimo gruppo Shinhwa, il quale conta anche di una illustre scuola esclusiva per giovani ricchi della buona società. Erede del famosissimo gruppo finanziario è Goo Joon Pyo ( Lee Min Ho), studente all’ultimo anno della Shinhwa High School e leader dei temuti F4, gruppo che conta i quattro rampolli delle famiglie più ricche del paese, che si divertono ad occupare le loro noiose giornate prendendo di mira poveri studenti che picchiati , insultati e spinti alla disperazione abbandonano, nel migliore dei casi, la prestigiosa scuola.
Geum Jan Di è la figlia di una normale famiglia piccolo-borghese che gestisce una lavanderia e, dopo la scuola, cerca di aiutare i suoi genitori con le consegne per i clienti del loro negozio. Proprio mentre sta andando a restituire una divisa pulita ad uno studente della Shinhwa High School, salva il suddetto da un tentativo di suicidio dettato dal fatto di essere stato preso di mira dai famosi F4 che gli hanno scatenato addosso l’odio di tutti gli studenti della scuola.
Proprio a causa di questo incidente, per una serie di eventi, Jan Di finisce per entrare a far pare dell’élite di allievi della Shinhwa High School grazie ad una “borsa di studio”. Anche se la ragazza preferirebbe evitare di cambiare istituto scolastico, i suoi genitori, entusiasti che la figlia abbia l’opportunità di frequentare un posto pieno di ragazzi ricchi, la obbligano ad andarci.
Il carattere leale e coraggioso della nostra protagonista si scontra quasi subito con i famosi F4 in quanto, con i loro soprusi, cercano di fare del male all’unica amica che è riuscita a farsi nel nuovo istituto. Proprio per difenderla da Joon Pyo, Jan Di si mette contro il leader del gruppo ed il giorno dopo riceve il famosissimo cartellino rosso che indica l’inizio di una faida tra lei ed i quattro ragazzi. Fortunatamente uno di loro, Yoon Ji Hoo, sembra essere diverso dagli altri e, pur nella sua indifferenza, riesce spesso ad aiutarla dagli attacchi degli altri studenti che iniziano a maltrattarla sempre di più.
Stanca di tutti quei maltrattamenti e delle dicerie che hanno iniziato a diffondersi sul suo conto, Geum Jan Di decide di passare al contrattacco e dichiara guerra a Goo Joon Pyo il quale, fraintendendola del tutto, si convince che la sua sia più una dichiarazione d’amore che una sfida.
Inizia così tutta una serie di eventi che porteranno i protagonisti di questo drama a maturare grazie a nuovi amori ed amicizie che si consolideranno anche a causa di tutte le difficoltà che dovranno affrontare singolarmente o assieme.

THE HEIRS

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TRAMA:( mi dispiace ma l’attrice Park Shin Hye, amatissima in Corea a me non dice proprio nulla)

Il drama è ambientato in una prestigiosa scuola superiore, frequentata quasi esclusivamente da ragazzi dell’elite coreana. Tra questi spicca Kim Tan (Lee Min Ho), che si innamorerà della povera Cha Eun Sang (Park Shin Hye), a dispetto delle differenze sociali.

Dunque due serie tv che pur accomunati dalla stessa idea di base e di cliché ( ragazzo ricco che si innamora della povera tontolona ) sono godibilissimi, leggeri nonché un gran bel vedere per noi giovani donzelle.

Proseguendo con le commedie prettamente romantiche quella che ha conquistato il mio cuore da cinica incallita,mi ha fatto letteralmente sciogliere e al contempo ammazzare di risate è senza ombra di dubbio She was pretty. Un cast di attori bravissimi, sarò ripetitiva sarà il fascino dell’occhietto a mandorla ma per le ragazze vedere queste serie tv è una goduria per gli occhi e personalmente ho trovato la storia dell’amicizia tra le due protagoniste femminili di un’intensità e bellezza sconcertante (ti fanno sperare che a questo mondo possa esistere un’amicizia che duri tutta una vita ). Doveroso è un breve chiarimento sul fatto che vedendone molti mi sono accorta che per quanto riguarda l’amore è molto caro agli asiatici (non solo coreani ma in generale anche cinesi e giapponesi) il tema della predestinazione, ossia il fatto che due persone siano comunque destinate a stare insieme e dunque non sia casuale lo scontrarsi e ritrovarsi, conoscersi ed amarsi a più riprese della loro vita. Per cui in quasi tutte le storie d’amore nel panorama dell’intrattenimento asiatico incapperemo in questo concetto (vale sia per l’età adolescenziale che per l’ età adulta con tutta una serie di problemi e questioni da affrontare in base al gap-age).

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TRAMA:

Kim Hye Jin alle superiori era ricca e bellissima, poi è diventata brutta e povera. Ji Sung Joon, viceversa, da ragazzino era brutto, sovrappeso e piuttosto asociale, poi è cresciuto di botto ed è diventato un bellissimo uomo che lavora nel campo della moda. Man Ha Ri è l’amica della protagonista, una alla moda che è uscita con un sacco di uomini senza mai innamorarsi per davvero, ma che si prende una sbandata per il primo amore della sua amica il paffutello Ji Sung Joon. Per una serie di vicissitudini la nostra protagonista si troverà a lavorare presso la redazione di una rivista di moda che ha come capo redattore proprio il suo amico ed amore d’infanzia.

Passando a tutt’altro genere e premettendo che prediligo senz’altro drama psicologici, polizieschi e mistery, ho amato alla follia Kill me Heal me, It’s ok that’s love ( cast spettacolare , casi bellissimi, lacrimuccia assicurata) e Hyde,Jekyll, me ( ritorno attesissimo dal pubblico coreano di un’attore molto apprezzato, presente in molti drama di successo tra cui Secret Garden ).

HYDE,JEKYLL,ME (originale poiché non vediamo gli stessi stereotipi di personaggi maschili, femminili)

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TRAMA:

Hyun Bin interpreterà un chaebol di terza generazione proprietario del parco di divertimenti Wonderland. A causa di un trauma infantile ha una doppia personalità: di giorno è Ji Gil, uno scrittore freddo e pungente; di sera è Ha Yi Doo, dolce e gentile.
La protagonista, Han Geu Roo, si innamorerà di entrambi, creando un triangolo amoroso con le due personalità.

KELL ME HEAL ME (stessi attori di she was pretty e non a caso ho amato anche questo loro progetto)

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TRAMA:

Cha Do-Hyun è un ragazzo di buona famiglia che, per via di diversi traumi avuti in seguito a situazioni in cui ha rischiato la vita, ha il disturbo di personalità multipla. Oh Ri Jin è una studentessa molto brava di psicologia che lo prende sotto la sua ala e cerca di curarlo. Alla fine i due si innamoreranno.
Oh Ri-On è il gemello di Oh Ri-Jin ed uno scrittore geniale. In un primo momento vuole scavare nella storia del ragazzo dalle 7 personalità per sfruttarla o trovare ispirazione per il suo nuovo libro, poi si ritrova ad esserne amico e a cercare a sua volta di aiutarlo facendo fronte comune con la sorella.

IT’S OK THAT’S LOVE ( mio personalissimo giudizio: il drama psicologico più valido che i coreani abbiano proposto al pubblico )

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TRAMA:

Jang Jae Yeol (Jo In Sung) è un misterioso scrittore e radio DJ che sembra soffrire di una mania compulsiva/ossessiva . Ji Hae Soo (Gong Hyo Jin) è al primo anno in psichiatria presso un ospedale universitario grazie ad una borsa di studio. Ha scelto la psichiatria perché non vuole eseguire interventi chirurgici. Dopo l’incontro con Jang Jae-Yeol, la sua vita subirà grandi cambiamenti e la diagnosi psichiatrica fatta in un primo momento allo scrittore/dj potrebbe essere solo la punta dell’iceberg.

Altro giro altra corsa, un genere a me caro sarà sempre il Crime in particolare ve ne consiglio tre che ho amato come pochi e cioè Heartless city, Bad guys e Innocent man(questo più melodramma che puro genere crime).

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TRAMA:( L’attore ingaggiato per il ruolo di protagonista è uno dei miei attori coreani preferiti e a mio parere uno dei più validi nel mondo dello spettacolo asiatico)

Lee Kyung Ho interpreta un signore della droga. Un giorno la donna con cui è cresciuto insieme in un orfanotrofio bussa alla sua porta e lui la accoglie nel suo mondo, non sapendo che lei in realtà è una poliziotta sotto copertura con il compito di catturarlo. Mentre è infiltrata, però, questa rimane uccisa e il primo sospettato è ovviamente lui, anche se giura di essere stato imbrogliato.
Quella che ha tutti gli effetti è una giovane ragazza “adottata” dalla poliziotta (Nam Gyu Ri), con la perdita dell’amica/mamma, rimasta sola al mondo, vuole scoprire chi è l’assassino per vendicarsi della perdita subita. Inviata sotto copertura dal fidanzato della defunta, (anch’esso poliziotto, anch’esso pronto a vendicarsi), si avvicina al ragazzo che tutti chiamano Figlio del dottore ( Lee Kyung Ho) ma finisce con l’ innamorarsene mettendo a rischio l’intera operazione.

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TRAMA: (Questo è un drama che potrebbe catturare sopratutto l’attenzione dei ragazzi)

Per contrastare la crescita di violenti crimini, il capo della Polizia chiede al detective Oh Goo-Tak (Kim Sang-Joong), attualmente espulso per aver usato troppa violenza e mezzi di discutibile legalità, di formare una squadra costituita da criminali. I membri saranno: il gangster Park Woong-Cheol (Ma Dong-Seok),un giovane serial killer dall’intelligenza straordinaria Lee Jung-Moon (Park Hae-Jin, ragazze come non amarlo?) e Jung Tae-Soo (Jo Dong-Hyeok) un killer mercenario. A loro si aggiunge anche una donna, l’ispettore di polizia Yoo Mi-Young (Gang Ye-Won), che tenta di farli lavorare in gruppo sia usando la ragione, che facendo leva sulle emozioni.

INNOCENT MAN (Song Joong Ki, attore di una bravura allucinante)

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TRAMA:

Dopo essere stato tradito dalla donna che amava, Kang Ma Roo (Song Joong Ki) decide di usare Eun Gi (Moon Chae Won), ricca ereditiera affetta da amnesia, per vendicarsi. Il cuore dell’intera vicende sarà per il protagonista non tanto vendicarsi sull’ex amata quanto sul risolvere il caso d’omicidio che lo vede implicato come complice della donna .

Infine per concludere il discorso riguardante i Kdrama quelli entrati nel cuore e che a mio modesto parere rimarranno imbattuti come cast, sceneggiatura e complessità tematiche sono Healer ( per quanto riguarda il ruolo dei mass media e dei giornalisti) e Discendants of the Sun. ( in quanto alla riflessione profonda su una nazione ancora divisa, sul ruolo dei dottori e sopratutto sul cosa voglia dire essere un soldato in un contesto politico e sociale così complesso come quello della Corea)

HEALER (Ji Chang Wook, stesso discorso fatto per Song Joong Ki, attore bellissimo di una bravura allucinante e che a breve finalmente vedremo in un’altro drama The K2)

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TRAMA:

Seo Jung-Hoo (Ji Chang-Wook) è un solitario corriere notturno conosciuto come “Healer”; i suoi clienti gli danno delle missioni segrete o pericolose e lui, senza rivelare a nessuno la sua identità ed in cambio di denaro, le porta a termine senza immischiarsi o preoccuparsi del fatto che siano illegali, immorali o meno. Unica regola: Non uccide!.
Kim Moon Ho (Yoo Ji Tae) è un giornalista di un’importante emittente televisiva, tormentato da un fatto avvenuto in passato. E’ alla ricerca di una bambina ed un giorno incarica il fatidico Healer di procurarsi il DNA di Chae Young Shin (Park Min Young), una ragazza che lavora per un giornale scandalistico di serie B con il sogno di diventare una grande giornalista, che potrebbe essere colei che sta cercando. Healer però si rende conto che quel passato potrebbe essere legato anche a lui, quindi decide di investigare, avvicinandosi a Chae Young Shin sotto le spoglie del suo ingenuo e timido collega Park Bong Soo.(a tratti ricorda la doppia vita Clark Kant/Superman ma senza la faccenda dei super poteri)

DISCENDANTS OF THE SUN ( tre parole : COPPIA SONG SONG)

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TRAMA:(molto all’osso per non rovinarvi la visione con inutili spoiler)

È una storia d’amore tra il capitano Kim Shi Jin, appartenente alle truppe di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, e la dottoressa Kang Mo Yeon, che si troveranno insieme nella capitale di un altro Paese.

Non inserisco altri generi quali il medical drama oppure il paranormal drama in quanto più in là, vi stilerò una lista più dettagliata e completa inserendo anche alcuni drama che attualmente sto seguendo con molta curiosità e che mi stanno particolarmente piacendo.

Archiviato il discorso serie tv (ne ho viste alcune taiwanesi e cinesi ma a mio gusto personale continuo a preferire quelle sud coreane), un’altra parentesi va fatta per il KPOP ossia il panorama musicale asiatico in particolare quello coreano. Ragazzi fidatevi di me questa gente non scherza quando si tratta di musica e artisticità in generale. Sono stata profondamente colpita in particolare da tre gruppi maschili ed uno femminile e sto parlando degli EXO, dei Big Bang, dei BTS e delle 2NE1 di cui vi consiglio di recuperare su youtube gli MV (sopratutto sottotitolati in italiano che vi faranno capire moltissimo di ciò che questi ragazzi e queste ragazze vogliono trasmettere a chi è al di fuori di certi contesti e di quella cultura).

Amore puro e discorso a parte va fatto nei confronti di quelli che vengono definiti il re e la regina del kpop rispettivamente G-DRAGON e Cl leader rispettivamente del gruppo Big bang e 2ne1 (conosciuti anche in America, vantano collaborazioni con rapper di altissimo calibro) che festeggiano i dieci anni di carriera ( e fidatevi in un contesto molto competitivo come quello del k pop, dove sfornano gruppi musicali a ripetizione, dieci anni di carriera sono tantissimi).

Parlando invece di tutt’altro, chi (sopratutto la generazione 90′) non ha mai visto nella sua infanzia Piccoli problemi di cuore, Rossana, Lady Oscar che mandavano in onda su italia uno?. Bene, queste chicche chiamate Anime non sono altro che le trasposizioni animate per tv di alcuni manga molto seguiti ed apprezzati in Giappone , Cina e Corea. Io non sono particolarmente ferrata su questo argomento in quanto mi approccio da pochissimo a questo genere di lettura nonostante da liceale ne abbia letti molti tramite amiche appassionate. Se volete un parere da veri patiti e sopratutto molto più approfondito in materia vi rimando ad un canale di un ragazzo molto simpatico patito del mondo dei fumetti asiatici e non; in quanto a me, curiosissima di leggere i manga di quelli che sono stati i miei cartoni animati preferiti di quando ero piccina, non vedo l’ora di fiondarmi in fumetteria o comunque trovare siti on-line che mi permettano di recuperarli (anche perché da come ho capito molto spesso un po come la trasposizione di un libro in film le trame differiscono e i finali son diversi).

Ultima curiosità da segnalarvi è un drama W (appena concluso) che c’entra moltissimo con i manga o comunque con il mondo fumettistico. w

Originalissimo in quanto a sceneggiatura e sviluppo della storia, questa è una serie della quale non riuscirete mai a capire dove vogliano andare a parare gli sceneggiatori, se non alla fine. Un’ultima puntata brillante, a mio parere una delle conclusioni più riuscite della storia dei finali da kdrama ( si! se siete pratici di drama allora saprete che non sempre gli sceneggiatori “azzeccano”il finale).

Un desiderio che accomuna molti nerd sparsi nel mondo non è quello di finire dentro un fumetto amato il cui protagonista viene venerato come un eroe? Ecco, questa è la premessa di questo kdrama. Una ragazza il cui padre è un famoso fumettista che si ritrova catapultata nel mondo disegnato da quest’ultimo con tanto di protagonista che lei ama alla follia e che ha l’opportunità concreta di toccare e la fortuna sfacciata di scambiare parole.

Tirando le fila di tutto questo calderone di frasi e inchiostro virtuale, spero che sia arrivato chiaro il messaggio che volevo trasmettere e cioè di non aver timori o pregiudizi nell’approcciarsi a cose nuove, ad esperienze sempre diverse e stimolanti. Sopratutto a non farsi limitare dal “nostro” essere occidentali o dall’ascoltare una lingua “nuova”. Con questo vi auguro sempre belle letture, buona visione per chi inizierà qualche serie tv asiatica e buona vita da Fenice in pigiama.

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