Il 2018 di Zia Fenice!

Ho pensato molto a come impostare questo ultimo articolo dell’anno. Mentre rimuginavo sul cosa proporre, mi sono accorta di non aver mai parlato in maniera approfondita del mondo dei kdrama (una delle mie grandi passioni insieme alla letteratura e l’arte) o per meglio dire,  qui sul blog ci sono state carrellate di suggerimenti e recensioni ma mai vere e proprie classifiche riguardo il mondo delle serie tv coreane. Ho dunque deciso di proporvi questa Top10, sperando che vi piaccia e che sopratutto possa essere un’incentivo a recuperare (qual’ora non l’aveste ancora fatto) questi kdrama.

  • Mr.Sunshine  : kdrama dell’anno in cui lo spettatore ripercorrerà un periodo storico particolarmente caro alla Corea e cioè l’apertura “obbligata” all’Occidente con conseguente invasione delle superpotenze di Russia e America sul territorio. Altra insidiosa questione è quella del Giappone che stabilitasi sul territorio, vuole impadronirsi del suolo coreano. Seguiamo le vicende di chi vorrebbe l’indipendenza della Corea, che quest’ultima sieda forte insieme alle altre per avere una “voce” sulle vicende della propria terra ma anche altri personaggi, tutti fondamentali per la trama e che (chi più chi meno) contribuiranno a fare la storia della Nazione (la trama ed altri particolari di questo progetto lo troverete qui sul blog in un’articolo tutto dedicato a questo gioiellino).

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  • Something in the rain : Questo è stato senza ombra di dubbio il kdrama più realistico di sempre, nel definire e raccontarci le difficoltà e le dinamiche di una coppia sud-coreana. I kdrama sono soliti infatti, presentarci un certo tipo di stereotipi di genere e dinamiche da “manga giapponesi” per quanto riguarda il rapporto tra uomo e donna.  In questo caso invece ci troviamo di fronte alla verità nuda e cruda. Ad una donna per la società (e sua madre), considerata quasi troppo vecchiaia per sposarsi e metter su famiglia ed un ragazzo più giovane di lei che se ne innamora perdutamente. Ma i due devono fare i conti con il Paese in cui vivono, con le mille contraddizioni e ostacoli che comporta “amarsi in Corea”. Per la prima volta si svelano le rigidità della società coreana quando si parla di rapporti amorosi, sfatando così molti di quegli aspetti “perfetti” lindi e puri che tendono a portare sullo schermo gli sceneggiatori coreani.

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  • Live: (il mio preferito sotto ogni punto di vista). Kdrama bellissimo, tratta delle dinamiche della polizia coreana ed in particolare della divisione che si occupa di pattugliare le strade della città. I casi sono complessi ed alcuni molto toccanti. I personaggi sono caratterizzati benissimo ed i problemi della quotidianità che la sceneggiatura dipinge, sono realistici ed imprescindibili per capire le dinamiche della “caserma”. Particolarmente importante nella serie è la discussione (un punto ancora molto dolente in Corea) del ruolo della donna nella società coreana, problematiche che del resto ancora persistono, seppur in maniera minore, anche in Occidente.

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  • Welcome to waikiki: Se state cercando una commedia con personaggi fuori di testa, situazioni imbarazzanti e folli, che rimanga comunque fedele alla classica struttura delle sitcom americane, allora Welcome to waikiki fa al caso vostro. Un gruppo di giovani-adulti, alle prese con un neonato, una pensione da gestire e cumuli di debiti, tra lacrime e risate. Perché quello che questo drama insegna è alleggerire anche le situazioni più disperate.(prevista una seconda stagione che si preannuncia “frizzicarella”).

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  • Life : Kdrama che tratta le vicende di un complesso medico-ospedaliero. Il drama si concentra molto su una delle problematiche che accompagna anche la sfera sanitaria americana e cioè la “privatizzazione”, da parte di grandi agglomerati della finanza, di strutture mediche a discapito della popolazione meno abbiente che dunque non può sostenere i costi (spesso molto cospicui) per le cure.  Davvero bellissimo, interessante dal punto di vista dei casi e sopratutto un cast che fa meraviglie nell’interpretare la sceneggiatura (c’è uno dei più bravi attori coreani in circolazione Koo Seung hyo).

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  • What’s wrong segretary Kim : Commedia romantica, che ha riscosso un enorme successo in patria (dovuta sopratutto alla coppia principale di attori Park-Park), questo drama tratta il rapporto tra un Ceo di una compagnia prestigiosa coreana e la sua fedele segretaria. Tutto inizia con la richiesta di congedo di quest’ultima decisa dopo tanti anni di lavoro, a godersi la vita e ritrovare se stessa. Ma…

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  • The Player : Questo è forse il progetto più forte proposto dalla OCN (canale che ci regala meraviglie se si tratta di drama crime). Un gruppo di “ladri” ognuno con una storia particolare alle spalle, che puntata dopo puntata li collegherà imprescindibilmente non solo tra loro ma anche e sopratutto al “caso” principale, perno del drama. Non potrete far altro che affezionarvi alla squadra e “sperare che se la cavino” tra un cazzotto e l’altro. Qualcuno “ci lascerà le penne”?….Chissà!

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  • The smile has left your eyes : Questo è un drama difficile da definire e che in realtà è la versione coreana di una serie tv giapponese. Tratta le vicende di un ragazzo, molto ambiguo e dal passato offuscato da moltissime vicende tetre che incontra accidentalmente la protagonista femminile. Se state pensando alla classica trama romantica, scordatevela. Anche le combinazioni e gli “escamotage” proposti dalla sceneggiatura per farli incontrare e dare l’input alla storia sono tutt’altro che prevedibili. Odierete e poi amerete, comprenderete il personaggio maschile e la sua complessità. Parteggerete fino alla fine per il fratello/poliziotto della protagonista e tiferete poi per lei, come forse pochi drama riescono a fare con un personaggio donna (spesso presentato, nei Kdrama, fragile e carina che va per questo protetta e coccolata).

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  • Your Honor : Kdrama che segue le vicende di una ragazza particolare, dalla storia difficile alle spalle, alle prese con il voler diventare un Procuratore della Corea. C’è poi il “nostro” lui, che (ovviamente non vi dico come e perchè), si troverà a ricoprire inaspettatamente il ruolo del giudice più famoso di tutta la Nazione. Un drama che alterna scene esilaranti, con scene davvero emozionanti, sia nei dialoghi che nei vari casi che vengono dipanati nel corso della serie.

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  • 100 days my pince: Il Kdrama storico/romantico del 2018 è senz’altro questo. Si tratta infatti di un drama in costume tradizionale che tra i protagonisti vanta la partecipazione di D.O (per chi non lo sapesse un idol coreano del gruppo Exo) ed una bravissima Nam Ji-hyun. Quest’ultima, per una serie di rocambolesche ed intricate vicende, si ritroverà ad avere in casa e “sposare” il principe ereditario. Ma non crediate che sia la solita favola romantica in salsa “rosa”.

100 days my p.

Quest’anno pare che moltissimi sceneggiatori abbiano avuto a cuore tantissimi problemi e difficoltà che hanno (e affliggono tutt’oggi) il Sud-corea, tant’è vero che moltissimi progetti proposti nel 2018 hanno affrontato temi quali la malasanità, l’abuso edilizio, la corruzione politica, le falle nei sistemi processuali e nei corpi di polizia coreani, delineando così una Nazione che “finalmente” seppur in maniera romanzata, mostra per intero le sue debolezze senza vergogna.  Pochi sono stati poi, i progetti commedia/romantica e tra questi, anche su questo genere si è preferito andare sul “realistico” senza rabbonire la pillola. Insomma la parola chiave di quest’anno è stata REALTÀ. Dunque oltre alla top10 vorrei inserire quei progetti che non sono entrati nella rosa dei “miei” preferiti oppure che non sono riuscita a recuperare durante l’anno ma che sicuramente vedrò:

Un ringraziamento speciale alla mia piccola fenice Myriam L. senza la quale non ci sarebbe stata questa classifica. Buon viaggio a vedersi nel nuovo 2019 con tante letture che ci attendono, progetti da realizzare e tante, tantissime serie tv coreane!

P.s. Scusate ma non potevo concludere se non con questa immagine della banda di folli di Waikiki.

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A tavola con Zia Fenice…parte tre!

Ecco a voi l’ultima parte di questo progetto che potrete recuperare per Natale ma anche in prossimità di un’occasione particolare. Questo è infatti, un progetto così versatile che si presta a mille usi, potreste utilizzare per esempio,  il materiale che vi abbiamo fornito per comporre dei set con materiali più particolari rispetto all’utilizzo del feltro, oppure ancora recuperare solo uno dei pezzi che compongono i vari set, regalando dunque, un segnalibro ad un patito di quello o di quell’altro titolo proposto, sottopiatto,sottobicchiere ecc ecc. Potrete inoltre, scrivere alla pagina del blog, qui con un commento sotto questo articolo, per avere il vostro segnalibro personalizzato; oppure ancora, mandare la realizzazione della vostra tavolata letteraria alla e-mail di posta elettronica che trovate nei contatti. Le opere più belle verranno condivise sulla pagina.

Questi, gli ultimi due titoli per comporre una tavolata da dodici posti (insieme ad i titoli delle puntate precedenti) oppure una tavola a due per una cena romantica tra lettori :

SET Il piccolo principe

SET Il grande Gatsby

SOTTOBICCHIERI di entrambi i set

Ringrazio ancora Nunzia La Montagna per la collaborazione nella realizzazione del materiale grafico scaricabile e con queste ultime righe, non mi resta che augurarvi buon divertimento con la letteratura e alla prossima, sempre qui, su FeniceInPigiama per un nuovo e creativo progetto!.

Buone Feste, Zia Fenice.

 

 

A tavola con Zia Fenice…parte due!

Come promesso ecco a voi la versione di tavolata letteraria natalizia da sei posti.

P.S. Potete liberamente comporre in base ad i titoli che più vi piacciono la vostra tavolata, tenendo in considerazione i titoli proposti nella prima parte di A tavola con Zia Fenice!

SET La fabbrica di cioccolata; Il trono di spade; L’ombra del vento

SET I passi dell’amore; Twilight; Il signore degli anelli

SOTTOBICCHIERI INSIEME (SECONDA PROVA)-converted

 

Buon divertimento con la letteratura e stay tuned per la terza ed ultima tavolata letteraria!

A tavola con Zia Fenice…parte uno!

Quest’anno volevo proporre qualcosa di molto carino per le festività. Qualcosa che fosse divertente da realizzare in famiglia o tra amici, che fosse creativo e che unisse quello di cui il blog si occupa prevalentemente: la letteratura.

Con la mano sapiente della grafica Nunzia La Montagna ( già creatrice del logo del gdl I Bookstoppisti di Zia Fenice), abbiamo pensato di realizzare una tavolata natalizia letteraria. Per cui per ogni libro scelto abbiamo abbinato un segnaposto, un segnalibro, un sottopiatto ed un sottobicchiere. Componendo una tavolata da dodici posti. Questi i primi quattro set.

 

SET LA STORIA INFINITA

SET ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

SOTTOBICCHIERI – HARRY POTTER. ALICE, IL CANTO DI NATALE

SET IL CANTO DI NATALE

SET HARRY POTTER

 

Questa idea è molto versatile. Potrebbe infatti andar bene anche per una festa a tema o comunque per una cena più particolare tra amici. Insomma potete tranquillamente sbizzarrirvi anche voi e proporla come e dove volete.

I materiali di realizzazione che consigliamo di utilizzare sono il feltro ( rosso, verde e bianco se come noi, la realizzerete per il Natale mentre potrete scegliere i colori che più vi piacciono se avete intenzione di sfruttare l’idea ed il materiale messo a disposizione per un’altra ricorrenza) e colla a caldo.

Non dovrete far altro che stampare a colori i vari pezzi che compongono i set, ritagliarli e con un po di colla a caldo, fissarli sulle vostre basi in feltro dei colori che avete scelto. In abbinamento ai vari pezzi potrete poi aggiungere fazzoletto, piatti e bicchieri monocolore oppure anche qui sbizzarrirvi con la creatività e con gli stili differenti di design.

A presto con la seconda parte! Stay Tuned!

L’Arte dell’Inciampo…

Giocherellavo con le parole per descrivere un’Arte poco conosciuta o comunque poco praticata, ed ecco venir fuori il titolo dell’articolo ad essa dedicato. Mi sono poi chiesta, come fare a parlarne in maniera esaustiva conoscendone così poco, come rispondere cioè alla domanda: Ma di cosa si tratta esattamente?. E allora ecco che ho voluto chiederlo a Maria Baratti.

Chi è, vi starete domandando!. Maria è una “piccola fenice” (come di solito “definisco” tutte le voci artistiche emergenti che fanno parte dello “spazio di Zia Fenice”) che come “hobby” si diletta in quello che viene definito, conosciuto come ROCK PAINTING.  Ci siamo incontrate per lavoro e tra una chiacchierata e l’altra ho avuto modo di approfondire la conoscenza anche al di fuori dell’ ambiente lavorativo. Ho scoperto perciò, una persona appassionata di letteratura e sopratutto la sua passione verso, appunto, il Rock painting di cui io conoscevo a stento la definizione. Da questa chiacchierata (fatta di mille domande da parte mia ed il tentativo, da parte della Baratti di appagare la mia curiosità) ne è scaturita una vera e propria “intervista non voluta” (come scherzosamente l’abbiamo definita durante la conversazione), che potrebbe essere un modo divertente per i lettori di FeniceInPigiama di conoscere (se come me non la conoscevate) l’Arte dell’Inciampo, ossia dipingere su pietra.

  1. Maria ma cos’è il Rock Painting e come è nata questa passione?                                    Ti dirò, io ho iniziato per caso e tra l’altro senza sapere che vi era effettivamente una definizione a quella che per me è nata come una “curiosa” passione . Mi trovavo in vacanza, io adoro il mare ma amo molto anche il verde. Quando posso e le incombenze familiari e quotidiane, melo consentono, scappo (lo afferma con un sorriso e gli occhi vispi), per andarmene al Bosco di Capodimonte o in qualunque zona verde in città che mi consenta di passeggiare e stare a contatto con me stessa e la natura. Insomma, mi trovavo in vacanza e come souvenir di quel viaggio per me importante, raccolsi un ciottolo e ci scrissi il luogo e la data. Da quel momento in poi, ogni qual volta mi capitava, afferravo un sasso che per me era particolarmente interessante, per forma, gamma di colori e ci dipingevo su a seconda della mia immaginazione. Informandomi, successivamente scoprii il mondo del Rock painting, ossia il dipingere sui sassi e dunque quello che per me è nato come hobby e continua ad essere un “hobby”, in realtà ha radici profonde nell’arte, in particolare nell’Arte Primitiva, viscerale, dei primi uomini sulla terra. Pensa alle pitture rupestri cioè quelle pitture riportate sulle pareti di una grotta, o su muri o soffitti di pietra. Le prime forme artistiche sono proprio su pietra o comunque su materiali naturali e con colori ricavati in natura. Insomma se devo trovare una definizione al Rock painting è l’Arte di trasformare un materiale considerato “grezzo” e “D’inciampo” (lo stesso sasso è considerato per definizione qualcosa che “ostacola” il passaggio) in un qualcosa di altro…
  2. A cosa ti ispiri per realizzare i tuoi lavori?                                                                   Come ti dicevo anche prima, mi lascio trasportare dalla mia fantasia. Se passeggiando incappo in un sasso particolarmente interessante per forma e dimensioni, che potenzialmente potrebbe essere ad esempio un’animale piuttosto che qualcos’altro,  lo raccolgo, lo metto in tasca e arrivata a casa lo trasformo “plasmandolo” sulla base della mia immaginazione.
  3. Si percepisce che oltre ad essere un qualcosa che ti gratifica e che ti permette di esprimere la tua creatività, nel tuo modo di fare Rock painting c’è una vera e propria filosofia di pensiero. Posso chiederti, se non sono indiscreta, cosa simboleggia per te dipingere sui sassi?                                                                               ( ride mentre risponde in maniera divertita) Mi vuoi far dire proprio tutto e?…Beh io sono una persona molto solare e positiva. Potermi esprimere artisticamente in questo modo per me vuol dire tanto. Vuol dire, trasformare simbolicamente gli ostacoli che la vita ci pone di fronte in qualcosa di meraviglioso… qualcosa che diventa da pesante (problematiche, vicissitudini ect), qualcosa di leggero ( che viene molto spesso erroneamente affiancato al superficiale) come il Bello.
  4. Hai sottolineato molto la differenza tra il termine leggero ed il termine superficiale. Perchè?                                                                                                                 Perchè è molto importante per me il concetto di alleggerire i pesi che la vita ci “costringe” ad affrontare attraverso l’arte. Rispetto al fermarsi alla superficie dei problemi e dunque al “piangersi addosso” non riuscendo a trovare “soluzioni” valide, per me l’arte di dipingere sassi e dunque il Rock painting, è la mia soluzione per esorcizzare la negatività e trasformarla in forza creatrice.
  5. Insomma non ci sono soluzioni per tutto ma un buon modo per uscire dall’aspirale di tristezza che a volte attanaglia è l’arte in qualsiasi modo si decida di realizzarla. Un bellissimo messaggio. C’è un consiglio che daresti a chi vorrebbe iniziare?   Semplicemente di iniziare. Non c’è un modo giusto o sbagliato per fare qualcosa. Quello che dico sempre è fare ciò che ti fa star bene. Se è il Rock painting oppure qualcos’altro l’importante e iniziare senza timore. Lanciarsi…
  6. Come sai FeniceInPigiama si occupa prevalentemente di letteratura. C’è dunque un titolo che consiglieresti a chi magari vuole leggere qualcosa sul Rock painting?                                                                                                              Consiglio a te e a tutti coloro che vogliono saperne di più o che comunque vorrebbero provare a cimentarsi con il Rock painting, “L’arte di dipingere sassi” di Diane Fisher.                                                                                                                                                                                             41SHF3ZJBvL

comprare L’arte di dipingere sassi

Con quest’ultima domanda la conversazione, da buone chiacchierone, si sposta a tutt’altro e dopo un po è il momento di salutarci e torno alle mie “incombenze” arricchita e adesso molto più informata sul Rock painting.

Sperando di aver regalato lo stesso a voi lettori….                                                                                 Buon viaggio nella creatività, Zia Fenice.

 

 

 

 

 

 

#PensieriInVersi Così è la vita e altri scritti di Nicola Imperatore

Con questi scritti si inaugura qui sul blog FeniceInPigiama una rubrica che vuole dare spazio alle voci emergenti e non c’è modo migliore di iniziare se non dedicare l’intero progetto ad una voce scomparsa troppo presto.

A Nicola. Buon viaggio a vedersi piccola fenice.

Comunque è la vita…
12 marzo 2012 alle ore 12:45

Ci son momenti che mai scorderai,attimi che non riuscirai a far sbiadire e parole che non saprai sotterrare…Ti guarderai intorno e penserai che ogni passo fatto cancella quello che avevi già lasciato sul viale dei ricordi e rammenterai le speranze e le gioie che hai inciso su quel terreno con il tuo solo movimento di gamba…Arriverai a vivere istanti di gioia e di dolore,piangerai per le cose che danno colore o sfocano il senso di questa vita dividendo con esse parole e gesti buttati al vento o rimasti lì per sempre…Raggiungerai traguardi di felicità e vittorie del cuore affidandoti sempre al tuo animo ed a ciò in cui credi…Diffiderai di quello che non ti è chiaro e cercherai di chiudere quelle maledette porte ancora aperte che fanno passare ancora quel vento gelido dentro di te…Incontrerai chi ti saprà sconvolgere con il suo sorriso e dolcemente farà azzerare ogni tua paura stringendoti la mano e dicendoti “L’affronteremo insieme,se ti va!”…Camminerai dimenticando e ti fermerai a sognare ammirando il cielo e sperando che ci sia qualcosa che sia immenso come esso…Avrai ciò che meriti e ciò che non vuoi,ma dovrai tenertelo non perchè sei obbligato,ma perchè ti è concesso tutto e lo capirai con il tempo…Farai cose inimmaginabili e vedrai il sole all’orizzonte che abbassandosi lascia il colore più vivo per far posto a quello che fa sognare…Ti siederai aspettando quel treno e fantasticherai sulle storie che questa esistenza ogni giorno ti pone su di un piatto e lì,solo in quel momento,potrai iniziare a scrivere del tuo vissuto,delle storie fotografate in una lacrima e dei flash negli occhi che ti han lasciato il ricordo di quell’attimo…La vita sembra una raccolta di fogli,pezzi stracciati di pagine scritte a metà ed immagini di polaroid lasciate a prende polvere,ma è comunque la vita,la TUA…(N)

La voce del silenzio…
13 febbraio 2015 alle ore 11:29

Passeranno le notti degli improvvisi risvegli,le tratterrai insieme ai sogni che si porteranno via.Passeranno i momenti che volevano il buio protagonista dei tuoi pensieri,delle più infime paure…Sarà inevitabile pensare guardando un punto nel soffitto,si,il soffitto…
Nella vita quotidiana saranno molti gl’impegni che chiuderanno la mente e concentreranno il sangue su altre prospettive,ma la notte no!La mente si sgombrerà,timbrerà il cartellino d’uscita e darà il cambio al cuore,lo sentirai battere,intorno a te ci sarà il freddo al di fuori del letto e quel tiepido calore che starà fra il cuscino e la coperta.In quel momento,quando ti sentrai al sicuro,comincerai a riflettere,a confessarti con il silenzio,quel silenzio finto perchè pieno di tutti i rumori dei tuoi pensieri.Ritroverai improvvisamente ricordi che vorrai scartare come un regalo di compleanno.Li vorrai dividere coi tuoi desideri.Singhiozzerai dentro per altri:parole spezzate fra le labbra screpolate dei tuoi ripensamenti e l’incasinato tacere fatto di termini tagliati male e detti solo al tuo battere…Quei discorsi mai affrontati ma carichi di aspettative e speranze…
Se vi perderete,non lo perderai,lui non ti perderà…Non succederà perchè tu lo sai e lo saprai,lui lo sa e lo saprà:Ci sono tramonti che non finiscono mai…

C’è chi dice che si muore una volta sola,ma chi lo ha provato ha capito che si comincia a farlo quando si smette di sperare,di credere in un sogno.È un po’ come amare,come il non abbandonare chi è ubriaco d’amore per qualcuno che l’amore l’ha assaggiato solamente un momento.Come chiudere gli occhi ed aprirli quando stai cadendo dall’immenso su cui eri e liberi finalmente il paracadute.Il tuo sogno non sarà soltanto uno,ma lo avrai costantemente fra le mani e negli occhi.Non lo lascerai mai parlare perchè per tante parole inutili capirà che è meglio non dirne nessuna e,proprio come le notti insonni,lascerai tutto il resto al silenzio… (N)

“Ora e Sempre”…Aeterna!

1530 d.f (dopo la fondazione delle cinque città aeterne), Hiriel partecipa alla sua prima “cena ufficiale” tra famiglie reggenti dei cinque regni. Ella è la principessina, futura sovrana di Marinia, uno dei più bei regni di Aeterna . Il 1530 viene anche ricordato nella storia come un’anno abbastanza difficile per Marinia che si trovava a stipulare un’accordo delicato con la “rivale” Rogus. Dopo tale evento, la piccola, deve ufficialmente presenziare ad un’altra cena tra le due città e di conseguenza tra le famiglie regnanti. Durante questa cena di “stato” i due futuri sovrani delle casate di Erato e Aries, ossia Hiriel e Heric, si allontanano da palazzo (in una maniera che ho trovato personalmente “geniale”, come escamotage), per entrare insieme in un “giardino segreto” al cui centro compare un’altare al di sopra del quale vi è un’incisione che suona come una “profezia” e il cui finale, POSTHAC ET SEMPER, cela un segreto che con voce prorompente abita i sogni di una Hiriel oramai diciottenne in procinto di lasciare la sua terra alla volta di Magna dove vi è un’Accademia nel quale poter affinare il suo “dono” e…

Queste a grandi linee le premesse della saga fantasy nata in “casa” Ronza e che promette davvero bene.

Una premessa che deve essere fatta è che, tra i lettori c’è la brutta “malattia” di partire prevenuti nei confronti di opere proposte da esordienti nella narrativa, in questo caso, in un genere ben preciso, che è il FANTASY. Oppure i lettori di “bookblogger” tendono a recepire le recensioni fatte nei confronti degli esordienti come mai del tutto trasparenti, magari perchè chi recensisce ha avuto il testo in maniera gratuita dall’autore stesso, perchè “ci si sente obbligati” ad essere “più morbidi”. Per queste ed altre motivazioni, alcuni tendono a non “prestare” i “propri spazi” (blog) agli scrittori “emergenti”. In tutta questa premessa devo dunque fare mea culpa ammettendo che anche io tendo a storcere il naso, a bistrattare a priori le opere esordienti e dunque a “evitare” di recensirle. In questo caso però, ho fatto un’eccezione e non per l’autrice ( tra l’altro simpaticissima, molto cordiale e davvero disponibile a chiacchierare di letteratura) ma perchè la “scintilla” è scattata tra me ed il volume in questione.

Mi trovavo, infatti, a girovagare con una “piccola fenice”, tra gli stend dell’evento tenutosi a Napoli, Ricomincio dai Libri e mi imbatto in quella che per me “era” una casa editrice sconosciuta, la Betelgeuse editore. Mi fermo attirata dai colori della copertina del volume e sfogliandolo inizio a discorrere del genere fantasy con la mia accompagnatrice, ignara del fatto che l’autrice mi sedesse di fronte ed ascoltasse in maniera attenta la “discussione”. Da questo aneddoto neanche troppo breve, ho avuto modo di conoscere l’autrice ed acquistare (successivamente) il volume in questione, del tutto non convinta (per quella premessa che facevo poc’anzi).

Ed invece la cara Gabriella Ronza ha smontato, pezzo dopo pezzo, pagina dopo pagina, le restrizioni che avevo nei confronti di questo testo ed in particolare il pensiero del: ecco adesso mi troverò di fronte la solita storia d’amore melensa camuffata da storia fantasy con tanto di quattro elementi( acqua, fuoco, aria,terra) alla stregua delle Which (se non sapete chi sono, male!), ma andiamo per gradi.

La trama è ricca di riferimenti alla cultura classica e visivamente, per quanto riguarda Marinia, ricorda moltissimo la “nostra” amata Napoli. Città “sirena” che attira e respinge insieme, che ammalia e tramortisce il viaggiatore che non ne è cittadino in un vortice di aria salmastra e bellezza artistica. Insomma molte di quelle che sono le descrizioni attingono dagli studi compiuti dall’autrice e da ciò che la circonda (per lo meno questa è stata la mia sensazione). Politicamente, l’intera struttura “sociale” del mondo creato dalla Ronza è davvero descritto benissimo, molto chiaro e che “risolve” il possibile errore di avere un primo volume di pura introduzione alla saga e che dunque risulta essere pesante e lento per il lettore, sopratutto per i “lettori giovani”. Ci vengono presentati quattro regni con capitale omonima e con le rispettive famiglie reali ognuna delle quali ha un proprio stemma, una propria gamma di colori nel vestiario e che richiamano l’elemento “dono”. Vi è poi la Magna ossia l’unica regione in cui vige la Repubblica, in cui vi è l’Accademia frequentata da cittadini provenienti da tutta Aeterna e dove vige la democrazia. E qui, in questa Accademia ed in queste terre che la nostra protagonista avrà modo di confrontarsi con i suoi limiti, con le sue paure e con la frustrazione di dover fare i conti con un modo di vivere completamente diverso da quello a cui era stata educata fin da piccola. Ecco allora che diventa, come i classici del genere, un volume di formazione nel quale attraverso le difficoltà, gli intrighi e le false verità, Hiriel cresce, si confronta con se stessa ed il mondo, diventando più consapevole, forte ed indipendente, anche e sopratutto nei sentimenti.

Va poi detto, senza scendere nel particolare, che il finale da una conclusione seppur lasciando molte questioni irrisolte (quasi sicuramente, verranno affrontate e risolte nel secondo volume). Intendo dire che si è soliti avere la cattiva abitudine di troncare i finali, lasciano i lettori ” come lenzuola appese ad asciugare”, che stizzisce non poco. Anche in questo caso ho trovato un’onestà intellettuale nelle ultime righe del romanzo, e come se l’autrice ci dicesse, ecco lettore hai compiuto un primo passo nella storia di Aeterna tanto quanto Hiriel ha superato un primo “scoglio” di quello che è un percorso intriso di pericoli ed oscurità.

A questo punto dell’articolo vi chiederete: “ok la trama, ok i personaggi e la storia, ma dov’è l’antagonista?”.

Tranquilli non ho dimenticato il “cattivone”. Mi sono riservata questa parentesi per ultima, perchè è l’unico elemento che ho trovato debole. In realtà non troviamo un vero e proprio cattivo, ma una spiacevole e considerevole gamma di personaggi che rappresentano l’elemento disturbante ai fini della vicenda (forse un solo personaggio può dirsi cattivo fino in fondo, ed è quello che tra l’altro mi ha conquistato). Lo stesso personaggio maschile Heric, sin dal primo incontro con il lettore, appare sgradevole, maleducato, spocchioso e davvero irritante. Avete presente il classico bambino che se foste i genitori due sberle anche volentieri?, ecco è lui!. Andando avanti poi con le vicende, l’ormai ragazzo Heric ci appare sempre più incattivito e “intrappolato” nella sua stessa gabbia ragionata, tra quello che “vorrebbe essere” e “quello che è”. Insomma se non si fosse capito l’unica cosa che proprio non mi è andata a genio è il personaggio maschile ma ehi… questo è il mio modestissimo parere di lettrice che per passione recensisce e poi, MAI DIRE MAI. Chissà che, con il secondo volume la Ronza non metta a tacere questa mia ultima perplessità regalandomi molta più “cattiveria”.

Dunque cara Gabriella a quando il secondo volume?.

女のいない男たち…le Donne di Murakami!

“A volte perdere una donna significa perderle tutte”. 

E’ sempre molto difficile scrivere in maniera lucida e obiettiva quando si tratta di un’autore che si ama particolarmente, di cui si conosce più o meno tutta la produzione letteraria, di cui si segue, in maniera appassionata, il lavoro ed attività che lo vedono protagonista; per cui tenterò (per quanto possibile) di calarmi in questa impresa e spiegare perchè, oggi più che mai, si dovrebbe leggere Murakami.

A poco meno di un mese dall’uscita della sua ultima fatica edita in Italia dalla casa editrice Einaudi e che ha come titolo L’assassinio del Commendatore.Libro primo, ripercorriamo in breve accenni biografici, carriera e sopratutto i romanzi dell’autore.

Haruki Murakami nasce nel Gennaio del ’49 a Kyoto in Giappone da una coppia di insegnanti. Sarà infatti, grazie al lavoro come insegnante di letteratura del padre che Murakami fin da giovane entra in contatto con libri di autori stranieri e dunque con la lingua inglese che risulterà fondamentale quando, successivamente si dedicherà alla traduzione di opere di autori quali Kafka e Carver. Gli anni dell’università sono poi contraddistinti dalle lotte studentesche (a cui non prende parte per la sua indole caratteriale) ma anche dalla conoscenza di quella che sarà poi la sua attuale moglie. Nel ’71 infatti sposerà Takahashi Yōko con la quale aprirà e gestirà un jazz bar (coltivando una delle sue passioni, la musica) che successivamente chiuderà per dedicarsi interamente alla scrittura. Attualmente è un’autore che ha all’attivo molti romanzi, raccolte di racconti, saghe(famosissima è la trilogia 1Q84, chiaro riferimento a 1984 di Orwell) che si collocano in quello che viene definito realismo magico. Opere attraverso cui il lettore può compiere un viaggio introspettivo toccando corde che non sapeva di possedere o perdersi per sentieri di un mondo narrativo costruito con una profonda semplicità stilistica ed emotiva.

Ma perchè risulta quasi “urgente” consigliare Murakami agli uomini?

Ci sono temi che ritornano in ogni sua opera ed uno di questi è fare i conti con la perdita e per essere ancora più precisi, sulla perdita di una donna più o meno fondamentale per la vita dell’uomo (voce maschile, quasi sempre voce narrante delle vicende). Quello che infatti, mi ha sempre ammaliato della scrittura di Murakami non è tanto l’aspetto dell’elemento surreale calato nel reale, quanto il suo tratteggiare la psiche femminile con così tanta delicatezza e chiarezza che è difficile trovare in una scrittrice figuriamoci in uno scrittore che “crea” donne. E allora ecco che il lettore si troverà di fronte tutta una serie di titoli che da “Uomini senza Donne” a “I salici ciechi e la Donna Addormentata”, da “Norwegian Wood” a “L’ incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio”, ed ancora, da “L’uccello che girava le viti del mondo” a ” La fine del mondo e il paese delle meraviglie”, rappresentano un vero e proprio inno alla donna che è per natura mistero e suggestione, equilibrio perfetto tra delicatezza e forza; dunque, risulta essere uno degli “elementi” congeniali a Murakami per creare quel suo mondo fatto di percezioni e simbolismi che conducono in un sogno ad occhi aperti e che tratteggiano il “sentire” del personaggio maschile. Ed è fondamentale regalare un titolo qualsiasi di questo autore ad un uomo che sia padre, fratello, cugino, amico, fidanzato, marito; perchè se è vero che la sua penna ha il potere di penetrare l’animo femminile come nessuno, sono i “suoi” uomini a poter rompere le barriere  della psiche maschile attraverso un percorso di maturazione sentimentale che spinge a riflessioni intime e profonde “evitando” di incappare in processi mentali malati che conducono ad un baratro profondo tanto quanto può essere profondo un “pozzo”.

Non doveva solo dimenticare, doveva anche perdonare

Per cui il lettore si troverà di fronte a trame che sono omaggi alla letteratura come nel caso di un certo Gregor Samsa che si sveglia improvvisamente trasformato in essere umano (un palese riferimento “al contrario” con la metamorfosi del personaggio di Kafka), più tosto che trovarsi di fronte ad un uomo che cerca di elaborare il tradimento della moglie, intraprendendo una “relazione amicale” con l’amante.

E se un demone dalle fattezze femminili facesse di tutto per venire a letto con noi? E se un marito decidesse di diventare amico dell’amante della moglie? E se Gregor Samsa si svegliasse una mattina trasformato in un essere umano?

E se per gli uomini i romanzi di Murakami potrebbero essere dunque uno strumento per elaborare il bisogno di ammettere con coraggio: “Sì, sono stato ferito, e molto profondamente”abbandonando così la sfera del rancore verso il genere femminile, perchè consigliare invece la lettura di questo scrittore alle donne?

Perchè voci femminili quali quella di Nakao, di Midori, oppure di Hatsumi piuttosto che personaggi come Reiko o Momoko e tante altre, potrebbero raccontare la vostra storia; di donne spezzate per la perdita improvvisa e inspiegabile del proprio amore, di donne che si salvano “da sole” attraverso la fermezza di carattere e la tempra di ferro; donne che intraprendono nuovi percorsi di vita, lasciano le sicurezze, un marito, fidanzato,amici, per intraprendere un viaggio che le avvicini alla loro vera essenza; di donne che fanno i conti con una “mancata” maternità; di donne che sono “intrappolate” in una relazione e che si sentono perse in parallelo con storie di donne che scelgono di essere felici abbracciando la propria sessualità ed orientamento. I romanzi di Murakami sono appigli, occasioni, ancore, pensieri, che parlano di noi, che parlano a noi e che potrebbero salvare dal compiere gesti estremi, disperati che sono errori dovuti a mancanza di autostima, di poco amore verso il proprio io, orribili scelte compiute da donne senza uomini.

 Habara, il protagonista di «Shahrazad»,un uomo solo, confinato in una casa nella quale gli è vietato ogni contatto col mondo. Non sapremo mai perché, e in fondo non è importante: quello che sappiamo è che il suo unico svago sono le visite regolari di una donna misteriosa che lo rifornisce di libri, musica, film… e sesso. Ma soprattutto gli racconta delle storie, proprio come faceva Shahrazad. E in queste storie Habara si tuffa come un bambino, finalmente libero.

Per cui la lettrice si troverà a fare i conti con storie come quella di una donna che come Shahrazad, racconta storie, questa volta non per salvarsi ma per salvare un uomo dalla sua “immobilità”. Oppure la lettrice potrà trovarsi a percorrere le fila della vita di Emu una donna “che non c’e più”.

Siamo nel pieno della notte ed una telefonata ne annuncia il suicidio; inizia così, per il narratore, un viaggio a ritroso nel tempo e negli spazi, ad inseguire dettagli, ricordi e sensazioni di quei momenti vissuti e comunque sfuggiti, persi per sempre, perché “ a volte perdere una donna significa perderle tutte. Così diventiamo uomini senza donne.

Ci troviamo di fronte esseri umani che non sono solo alla ricerca di se stessi come possono esserlo i personaggi maschili in Norwegian Wood e L’incolore T.T. e i suoi anni di pellegrinaggio, ma di uomini e donne che sono alla continua ricerca di un terreno in comune, di un punto neutrale nel quale potersi amare. Sono uomini e donne che attraverso la nostalgia per ciò che non è stato ed il quotidiano, cercano la sfera del “noi” ed a volte la trovano.

“Nove anni dopo I salici ciechi e la donna addormentata, Murakami Haruki regala ai suoi lettori una nuova raccolta di racconti, sette distillati della sua arte e dei suoi temi: il fantastico che irrompe nel quotidiano, la nostalgia per ciò che non è stato, ma soprattutto la ricerca della felicità tra uomini e donne.” (a proposito della raccolta di racconti Uomini senza Donne)

Murakami con le “sue” donne, con i suoi, cioè, personaggi femminili, ci racconta di quello che rimane agli UOMINI SENZA DONNE; attraverso la sua penna ci racconta cosa accade nelle DONNE SENZA UOMINI e ci descrive un’ UMANITÀ’ nella quale nemmeno perdonare è abbastanza: bisogna avere rispetto per se stessi, saper ascoltare la propria interiorità, se si vuol evitare che i serpenti lo assedino e…

Come sai anche tu, questo è un mondo violento che adora il sangue. Se non si è più forti non si sopravvive. Allo stesso tempo è molto importante stare in silenzio con le orecchie tese per non lasciarsi sfuggire il minimo rumore. Le buone notizie di solito vengono riferite a bassa voce. Ricordatelo, per favore”. 

Per cui Murakami lo consiglio sottovoce, come una buona notizia che arriva nel momento più buio, un’attimo prima del vuoto e che ricorda, quasi implorando che amarsi è possibile, perdonarsi è un dono verso se stessi e che può esserci delicata bellezza in quello che si ritiene una tragedia.

 

 

In un mondo bulimico…un manifesto socio culturale: Sense8!

“Otto sconosciuti da diverse parti del mondo sviluppano improvvisamente una reciproca connessione telepatica. Appartenenti a diverse culture, religioni e orientamenti sessuali, scoprono quindi di essere dei sensate, persone con un avanzato livello di empatia che hanno sviluppato una profonda connessione psichica con un ristretto gruppo di loro simili. Mentre cercano di scoprire, disorientati, il significato delle loro percezioni extrasensoriali, iniziano a interagire a distanza tra di loro ed un uomo di nome Jonas si offre di aiutarli. Allo stesso tempo un’altra enigmatica figura, Whispers, sfrutta la loro stessa abilità per dar loro la caccia.”

Trailer

Questa la trama a grandi linee di quello che per quanto mi riguarda è il più alto prodotto offerto dalla piattaforma Netflix. Piattaforma streaming che sta sbaragliando la concorrenza, che si accinge a detenere il monopolio di serie tv e che da poco si inserisce nella produzione di film. Ma dei rischi di questa operazione, dei benefici e del discorso che ne gravita attorno è questione a parte che meriterebbe un’articolo più approfondito, di cui non ne escludo l’uscita sul mio piccolo spazio online.

Tornando però al nocciolo, in un mondo bulimico ghiotto di “successo”, affermazione personale, che vomita di rimando veleno quanto invidia ed intolleranza, nel magico mondo di internet, cerchiamo invece di condividere passione e l’ amore per l’arte in tutte le sue forme.

Sono ormai trascorsi un paio di mesi dall’episodio finale di quello che a tutti gli effetti può considerarsi un vero e proprio manifesto socio-culturale che dovrebbe essere più conosciuto, condiviso e divulgato di quanto non sia stato in realtà, Sense8. Essa infatti, non è una mera serie TV d’intrattenimento ma un prodotto qualitativamente altissimo che, attraverso scene dal forte impatto visivo e dialoghi magistrali, vuole spingere lo spettatore alla riflessione su temi “scottanti” dell’attualità che troppo spesso provocano scontri verbali anche violenti tra i “padroni” del mondo e di conseguenza tra i cittadini che lo popolano.

Ma come nasce Sense8?…

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Traendo spunto dall’impatto che la tecnologia ha sulla società moderna e di come questa sia in grado di unire e dividere allo stesso tempo, le sorelle Wachowski  cominciarono a valutare l’idea di creare una loro serie televisiva già molti anni prima dell’inizio della produzione di Sense8 per Netflix ma, non avendo una diretta esperienza con “la scatola nera”, ben presto, capirono di aver bisogno di un professionista del settore che le guidasse nell’impresa. Decisero per ciò, di “affidarsi” a J.Micheal Straczynski per ideare una serie innovativa, con il dichiarato obiettivo di ripetere nel mondo della fiction televisiva quello che fu l’enorme impatto culturale conseguito con Matrix (gioiello della coppia) in campo cinematografico.

Ci sono riusciti?.Decisamente si!ed anzi, hanno fatto molto di più, ma come?…

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Per fare tutto ciò, i tre, dopo una discussione proficua, decisero di discostarsi dall’idea iniziale avuta dalle due sorelle anni prima a favore invece di una tematica molto più accattivante ed attuale e cioè l’evoluzione umana ed in particolare, sul discorso di come l’uomo sviluppi livelli di empatia sempre più ampi. Partendo da questo nuovo spunto creativo, “buttarono giù” una prima sceneggiatura su un gruppo di “individui” tutti diversi per origine, cultura, lingua ed interessi, uniti tra loro però, da un collegamento speciale.

Quello che nel 2013 i dirigenti Netflix si trovarono sul “tavolo” fu un plico di fogli contenenti i primi tre episodi il cui titolo, Sense8 (unione della parola sensate con il numero dei protagonisti della serie), richiama la speciale “caratteristica evolutiva” dei protagonisti. Inutile dire che i tre ottennero i finanziamenti necessari per poterla proporre al pubblico come serie originale della piattaforma streaming.

Il progetto inizialmente prevedeva cinque stagioni, ognuna formata da dieci/dodici puntate in cui si sarebbero dovute affrontare l’effetto della connessione sulla vita dei protagonisti, problemi di carattere politico, temi quali l’identità sessuale (caro a Lana Wachowski, transessuale che concepisce il personaggio trasgender di Nomi Marks ispirandosi alla propria esperienza e definendo alcune scene autobiografiche), la sessualità e la religione, cosa che non andrà come progettato però dagli ideatori della serie.

La storia di questa serie TV infatti, è affascinante quanto travagliata. Le problematiche sopra elencate vengono comunque affrontate durante il corso delle puntate ma le previste cinque stagioni vengono drasticamente ridotte a due. La piattaforma Netflix per un discorso relativo al riscontro da parte degli spettatori che non superava i problemi di costi e di logistica che il progetto richiedeva, è costretta a rivedere tutto, anzi, per essere precisi, nel 2016 ne annuncia la cancellazione, lasciando di fatto la serie senza un finale degno di nota.

Dunque finisce tutto così?…direi proprio di no.

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La decisione presa dalla piattaforma streaming, provoca una vera e propria “rivolta” da parte dei fan di tutto il mondo. Una petizione fatta girare sul web e controfirmata da chi voleva fortemente che questo progetto andasse avanti porta infatti, gli stessi dirigenti della piattaforma a riconsiderare la decisione ed infine ad  annunciare che ci sarebbe stato un’episodio “speciale” della durata di due ore ( più o meno la durata di un film) che ne decretasse il finale. Dunque cast, registi, sceneggiatori, troupe e chi ne ha più ne metta, valigie alla mano, parte alla volta di questa grande ed ultima avventura insieme(lo speciale che include interviste e dietro le quinte, che vi consiglio di vedere solo quando finirete l’intera serie, dimostra tutte le difficoltà di carattere pratico,artistico ma anche fisico che si sono trovati a gestire attori e tecnici del settore). Il prodotto di tutto ciò è appunto il finale della serie che Netflix ha rilasciato a Giugno 2018: Amor vincit ominia.

La creazione di un Mondo- dietro le quinte

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“Questa è la vita: paura, rabbia, desiderio, amore. Non provare più emozioni, non volerle più provare, è provare… la morte. […] Io prendo tutto ciò che provo, tutto ciò che è importante per me e metto tutto questo nel mio pugno. E per questo combatto.” Sun

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Il personaggio che mi è entrato nel cuore per motivi personali è Sun. Una donna Sud Coreana alle prese con un padre menefreghista, un fratello dalla personalità disgustosa e che sarà motivo per cui si troverà a dover affrontare situazioni dolorose e pericolose. Una donna fiera, in carriera, intelligente e sopratutto indipendente. Non ha paura delle difficoltà ed è, a discapito del paese in cui si trova a vivere, emancipata sessualmente. Più di qualsiasi altra caratteristica però quella che salta subito all’occhio è senz’altro il suo talento nella pratica delle arti marziali . Le scene più belle che riguardano questo personaggio sono proprio i duelli corpo a corpo.

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Oltre a Sun, tutti i personaggi presenti nella serie sono caratterizzati alla perfezione, anche quelli “secondari”. A testimonianza di quanto detto, come non amare per esempio il personaggio di Amanita compagna di Nomi, oppure i personaggi Daniela Velasquez e Hernando, compagni di Lito (che rappresenta la Spagna nella comitiva dei sensate) o ancora, il personaggio che spunta a salvare il fondo schiena a tutti nei momenti di pericolo, interpretato da Michael Sommers. Insomma tutto è curato nei minimi dettagli.

Molte sono state le critiche mosse alla serie con argomentazioni, sempre a mio parere, sterili tra cui la lentezza ed il ritmo narrativo degli episodi. Sense8 è un prodotto “televisivo” che per toni, temi, tecniche narrative e personaggi può non piacere, sopratutto a chi è abituato alle “classiche serie tv”. Può non piacere a chi non vuole saltare indietro ed avanti nel tempo, nei luoghi e da un personaggio ad un altro. Può non piacere per chi ha difficoltà ad “empatizzare” con personaggi così particolari e forti. Ed ancora potrebbe non piacere a chi non digerisce un certo tipo di tono della sceneggiatura, che “sfida” il telespettatore alla riflessione su quel tema piuttosto che su quel tipo di vita e così via. Altra cosa che tengo a ribadire ogni volta che mi trovo a consigliare questa serie tv è: se non siete interessati alla tematica centrale “una nuova visione dell’uomo” allora non guardatela perchè vi annoierebbe e risparmierebbe alla restante popolazione mondiale, recensioni negative inutili. Se è vero che per ogni lettore c’è il giusto libro, per ogni telespettatore c’è la giusta serie tv da vedere.

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Analizzando infine la caratterizzazione di ogni singolo continente e personaggio in cui ci troviamo e seguiamo in quanto spettatori, posso affermare con certezza che Sense8 è un lascito per le generazioni future di tutto il mondo. I ragazzi del futuro potranno recuperare questa serie e si spera, identificarsi in una coppia omosessuale che adotta/può aver figli in piena libertà tanto quanto un eterosessuale, in un uomo che decide di cambiare genere diventando una donna senza rinunciare alla possibilità d’amare e viceversa; in un mondo dove un’individuo con una diversa cultura,tradizione,modi di fare, di pensare, di agire abbia la possibilità di “sentire” l’altro “diverso” come un completamento di un’unico grande genere e non razza, l’uomo.

Come spero che sia l’amore, il mondo in un prossimo futuro? beh, sicuramente Sense8, per cui fate un favore a voi stessi e recuperate questa magnifica opera d’arte. Non ve ne pentirete.

Baci da una “diversa”.

 

 

 

 

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