Il manifesto della vita di un artista

Nel 1946, nell’attuale ex Jugoslavia, nasce Marina Abramović. Una delle artiste più controverse e chiacchierate della nostra contemporaneità. Che la si consideri un grande bluff, oppure un vero e proprio esempio da seguire (sopratutto per gli artisti emergenti), questa affascinante performance/conceptual artist è indiscutibilmente una personalità prorompente, intellettualmente creativa; capace di “attraversare i muri” imprimendo nel fruitore un’immagine indelebile della propria visione di come dovrebbe essere un artista e di quali propositi esso debba seguire quando, nel 2018 con la mostra The Cleaner ospitata dal Palazzo Strozzi di Firenze, “appare”: Il manifesto della vita di un artista.

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1. Come un artista deve condurre la sua vita.
–Un artista non dovrebbe mentire a sé stesso o ad altri.
– Un artista non dovrebbe rubare le idee altrui.
– Un artista non dovrebbe compromettersi per il mercato dell’arte.
– Un artista non dovrebbe uccidere un altro uomo.
– Un artista non dovrebbe fare di sé stesso un idolo.
– Un artista non dovrebbe fare di sé stesso un idolo.
– Un artista non dovrebbe fare di sé stesso un idolo.
2. La vita sentimentale di un artista.
– Un artista deve evitare di innamorarsi di un altro artista.
– Un artista deve evitare di innamorarsi di un altro artista.
– Un artista deve evitare di innamorarsi di un altro artista.
3. L’artista e l’erotismo.
– Un artista dovrebbe sviluppare una punto di vista erotico sul mondo.
– Un artista dovrebbe essere erotico.
– Un artista dovrebbe essere erotico.
– Un artista dovrebbe essere erotico.
4. L’artista e la sofferenza.
– Un artista dovrebbe soffrire.
– Dalla sofferenza scaturiscono i migliori lavori.
– La sofferenza porta trasformazioni.
– Attraverso la sofferenza l’artista trascende il proprio spirito.
– Attraverso la sofferenza l’artista trascende il proprio spirito.
– Attraverso la sofferenza l’artista trascende il proprio spirito.
5. L’artista e la depressione.
– Un artista non dovrebbe essere depresso.
– La depressione è una malattia, e dovrebbe essere curata.
– La depressione è improduttiva per l’artista.
– La depressione è improduttiva per l’artista.
– La depressione è improduttiva per l’artista.
6. L’artista e il suicidio.
– Il suicidio è un crimine contro la vita.
– Un artista non dovrebbe suicidarsi.
– Un artista non dovrebbe suicidarsi.
– Un artista non dovrebbe suicidarsi.
7. L’artista e l’ispirazione.
– Un artista dovrebbe guardarsi dentro per arrivare all’ispirazione.
– Più l’artista guarda dentro sé, più diventa tutt’uno con l’universo.
– L’artista è universo.
– L’artista è universo.
– L’artista è universo.
8. L’artista e l’autocontrollo.
– L’artista non dovrebbe avere autocontrollo sulla sua vita.
– L’artista non dovrebbe avere autocontrollo sul suo lavoro.
– L’artista non dovrebbe avere autocontrollo sulla sua vita.
– L’artista non dovrebbe avere autocontrollo sul suo lavoro.
9. L’artista e la trasparenza.
– L’artista dovrebbe dare e ricevere contemporaneamente.
– La trasparenza è ricezione.
– La trasparenza è dare.
– La trasparenza è ricevere.
– La trasparenza è ricezione.
– La trasparenza è dare.
– La trasparenza è ricevere.
– La trasparenza è ricezione.
– La trasparenza è dare.
– La trasparenza è ricevere.
10. L’artista e i simboli.
– Un artista crea i propri simboli.
– I simboli sono il linguaggio dell’artista.
– Il linguaggio, poi, deve essere tradotto.
– A volte è difficile trovarne la chiave.
– A volte è difficile trovarne la chiave.
– A volte è difficile trovarne la chiave.
11. L’artista e il silenzio.
– Un artista deve comprendere il silenzio.
– Un artista deve utilizzare il silenzio per entrare nel suo lavoro.
– Il silenzio è come un’isola in mezzo a un oceano burrascoso.
– Il silenzio è come un’isola in mezzo a un oceano burrascoso.
– Il silenzio è come un’isola in mezzo a un oceano burrascoso.
12. L’artista e la solitudine.
– Un artista deve passare dei lunghi periodi di solitudine.
– La solitudine è estremamente importante.
– Lontano da casa
– Lontano dal proprio studio
– Lontano dalla famiglia
– Lontano dagli amici
– Un artista dovrebbe passare molto tempo vicino alle cascate.
– Un artista dovrebbe passare molto tempo vicino ai vulcani attivi.
– Un artista dovrebbe passare molto tempo a guardare i fiumi.
– Un artista dovrebbe passare molto tempo a guardare l’orizzonte, dove il cielo
e l’oceano s’incontrano.
– Un artista dovrebbe passare molto tempo a guardare le stelle nel cielo
notturno.
13. L’artista e il lavoro.
– Un artista dovrebbe evitare di andare ogni giorno nel suo studio.
– Un artista non dovrebbe trattare i propri orari lavorativi come fa un impiegato
bancario.
– Un artista dovrebbe esplorare la vita e il lavoro solo quando un’idea gli
compare in sogno, o durante la giornata, attraverso una visione.
– Un artista non dovrebbe ripetersi.
– Un artista non dovrebbe sovra-produrre.
– Un artista dovrebbe evitare l’inquinamento prodotto dalla sua arte.
– Un artista dovrebbe evitare l’inquinamento prodotto dalla sua arte.
– Un artista dovrebbe evitare l’inquinamento prodotto dalla sua arte.
14. I possedimenti di un artista.
– I monaci Buddhisti consigliano di mantenere solamente nove possedimenti:
– una vestaglia per l’estate
– una vestaglia per l’inverno
– un paio di scarpe
– una ciotola per elemosinare il cibo
– una zanzariera
– un libro delle preghiere
– un ombrello
– un materassino sul quale dormire
– un paio di occhiali se necessari
– Un artista dovrebbe decidere quanti possedimenti mantenere.
– Un artista dovrebbe avere sempre più e più di meno e meno.
– Un artista dovrebbe avere sempre più e più di meno e meno.
– Un artista dovrebbe avere sempre più e più di meno e meno.
15. La lista degli amici dell’artista:
– Un artista dovrebbe avere amici che elevino il suo spirito.
– Un artista dovrebbe avere amici che elevino il suo spirito.
– Un artista dovrebbe avere amici che elevino il suo spirito.
16. Una lista dei nemici dell’artista:
– I nemici sono molto importanti.
– Il Dalai Lama disse che è semplice provare compassione per gli amici, molto di meno per i nemici.
– Un artista deve imparare a perdonare.
– Un artista deve imparare a perdonare.
– Un artista deve imparare a perdonare.
17. Diversi scenari di morte:
– Un artista deve essere consapevole della propria mortalità.
– Per un artista, è importante non solo come vive, ma anche come muore.
– Un artista dovrebbe guardare ai simboli dei propri lavori per trovare i segni dei vari scenari di morte.
– Un artista dovrebbe morire consapevolmente senza avere paura.
– Un artista dovrebbe morire consapevolmente senza avere paura.
– Un artista dovrebbe morire consapevolmente senza avere paura.
18. Diversi scenari di funerale:
– Un artista dovrebbe dare delle istruzioni per il proprio funerale, in modo da svolgersi come vuole lui.
– Il funerale è l’ultimo lavoro dell’artista prima di andarsene.
– Il funerale è l’ultimo lavoro dell’artista prima di andarsene.
– Il funerale è l’ultimo lavoro dell’artista prima di andarsene.

 

 

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L’elefante e la colomba. Diego e Frida.

 

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“Io vorrei essere quello che voglio, dietro lo schermo della pazzia: sistemerei fiori, tutto il giorno; dipingerei il dolore,l’amore e la tenerezza, riderei senza freno della stupidità degli altri e tutti direbbero: poveretta, è matta. (Sopratutto riderei di me.) Costruirei il mio mondo, che finché io vivessi sarebbe d’accordo con tutti i mondi. Il giorno o l’ora e il minuto che vivrei sarebbero miei e di tutti. La mia pazzia non sarebbe una fuga dal lavoro per farmi mantenere dagli altri, con la loro fatica. La rivoluzione è l’armonia della forma e del colore e tutto sta e si muove sotto una legge: la vita. Nessuno si allontana da nessuno. Nessuno lotta soltanto per sé. Tutto è tutto e uno. L’angoscia e il dolore e il piacere e la morte non sono altro che un processo per esistere”.

Così scriveva in una delle pagine del suo diario, Frida Kahlo. Pagine pregne di libertà, passione per la vita, nonostante la sofferenza ed il dolore fisico delle molte operazioni dovute alle sue condizioni di salute.  Una combattente, uno spirito libero, una colomba che amò un’elefante (come solevano definirli alcuni amici e conoscenti), un esempio di forza di carattere.

Venticinque anni di una passione, quella con Diego, modulata dall’equilibrio fra commiserazione e crudeltà, onestà e mistificazione, che è possibile capire (mai del tutto) nelle pagine del diario della “regina del Messico” e ancor di più in quello che dichiaravano  l’uno verso l’altra.

Diego su Frida:

“Frida è in realtà un essere meraviglioso, dotato di una forza vitale e una capacità di resistenza al dolore molto superiori alla media. A questa capacità è legata, come è naturale, una sensibilità superiore, di una finezza e suscettibilità incredibili. La sua reattività interiore si rispecchia nei suoi occhi, che hanno una retina davvero eccezionale. […]Se i suoi occhi hanno la potenza di un microscopio, il suo cervello ha la potenza di un apparecchio a raggi X che disegni in opaco e chiaro l’essere sensitivo-intellettuale che osserva. Questo le consente un potenziale creativo superiore, in una realtà che, senza smettere di essere tale, si esalta verso una meravigliosa fantasia logica, dominio dell’inaspettato e della sorpresa di connessioni dialettiche tanto insospettate quanto indiscutibili”.

Frida su Diego:

“Probabilmente molti  si aspettano da me un ritratto di Diego molto personale, femminile, aneddotico,divertente, pieno di lamentele e persino di pettegolezzi, di quei pettegolezzi decenti, interpretabili e sfruttabili secondo la morbosità del lettori. Forse ci si aspetterà di sentire da me lamentele su quanto si soffre a vivere con un uomo come Diego. Ma io non credo che gli argini di un fiume soffrano a lasciarlo correre, né la terra soffra perchè piove, o l’atomo soffra scaricando la propria energia… Secondo me tutto ha una compensazione naturale. Nel mio ruolo, difficile e oscuro, di alleata di un essere straordinario, ho la ricompensa di che ha un punto verde in una grande quantità di rosso: l’equilibrio.[…]Diego ha una profonda coscienza di classe e del ruolo che le altre classi sociali hanno nel funzionamento generale del mondo. Tra quanti hanno vissuto vicino a Diego alcuni, come me, vogliono essere alleati nella sua causa per la quale lavora e lotta, e altri no. Questo argina una serie di conflitti nei quali si vede coinvolto senza esserne responsabile, in quanto la sua posizione è chiara e trasparente. La sua integrità umana, senza pregiudizi, per intelligenza, per educazione  o per evoluzione, non è responsabile dell’altrui incapacità, né delle conseguenze che questa porti nella vita sociale.Lui lavora perchè tutte le forze progrediscano e si organizzino con maggiore armonia. 

Con che armi si può lottare a favore o contro un essere così vicino alla realtà, così dentro la verità, se queste armi sono morali, ossia regolate dalla convenienza di una determinata persona o settore umano? Naturalmente devono essere amorali, critiche verso ciò che è stato già stabilito o accettato per buono. Io in piena responsabilità, ritengo di non poter essere contro Diego, e se non sono una delle sue maggiori alleate, vorrei esserlo. Dal mio atteggiamento in questo tentativo di ritratto si possono dedurre molte cose, a seconda delle interpretazioni; la mia verità, l’unica che posso proporre su Diego, è questa. Pulita, impossibile da misurare con insistenti macchine della verità, ma convinta per quanto riguarda me stessa, la mia stessa esistenza. Nessuna parola descriverà l’immensa tenerezza di Diego per le cose belle; il suo affetto verso coloro che non hanno un ruolo nella attuale società di classe; il suo rispetto per chi né è oppresso”.

Frida Kahlo morì il 13 luglio 1954

Diego Rivera morì il 24 novembre 1957

La loro fu, una relazione, che ancor prima di essere “la storia d’amore più famosa del Messico” è, una condivisione alla pari, tra pari in termini intellettuali, artistici e psicologici. Erano l’uno nell’altra, completamento di un anticonformismo vitale, radicato nello stesso ideale politico/sociale, una sola visone: “Una festa della forma e del colore, del movimento, del suono,della conoscenza, dell’emozione. Una festa sferica, intelligente e amorosa,che occuperebbe l’intera superficie terrestre”. 

Fonti: Requel Tibol. Frida Kahlo, una vita d’arte e di passione. Edito Rizzoli, 2001.

Immagini : libriantichionline.com

Film consigliato: Frida (2002) con Antonio Banderas e Alma Hayek

Documentario: Frida

 

Dipinto: Autoritratto come Tehuana (o Diego nei miei pensieri), 1943. Inseparabili. (L’autoritratto, noto anche come “Diego nei miei pensieri”, dipinto sulla sua fronte, è il modo di Frida Kahlo di visualizzare l’impossibilità di vivere lontana dal marito).

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#PensieriInVersi

Rubrica dedicata alle nuove voci emergenti.

Nella posta di Zia Fenice arriva tantissimo materiale di chi vorrebbe farsi conoscere e condividere i propri scritti per avere un riscontro e pareri. Insomma oggi per voi un lavoro di un ragazzo che promette benone, Mirko Rusciano.

 

Diteci la vostra, inviateci i vostri lavori tramite i contatti che trovate bazzicando sul blog e buon divertimento con la Scrittura!…

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Questa Trilogia non s’adda fare !

In queste ore, tra i “teenlettori” sta facendo molto discutere la notizia data dal grande colosso editoriale Mondadori che ha annunciato l’acquisizione dei diritti della duologia fantasy di Leigh Bardugo il cui primo volume, Six of Crows, uscirà entro l’anno (sempre se non ci siano imprevisti dell’ultimo minuto).
Ora, per chi si stesse chiedendo chi è Leigh Bardugo e come mai stia diventando un vero e proprio “caso” editoriale in Italia è presto detto.
La Bardugo è una scrittrice di origini israeliane che vive e scrive in America e che ha avuto successo e risonanza internazionale con la sua Trilogia Grisha. Tale trilogia composta rispettivamente da Shadow and Bone, Siege and Storm e Ruin and Rising è stata portata in Italia da Piemme editore un paio di anni fa, che ne pubblicò il primo volume con il titolo Tenebre e Ghiaccio.
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Dove stà l’inghippo direte voi?. Ebbene!, questo primo volume non ha riscontrato il successo auspicato dalla casa editrice (detentrice dei diritti sulla trilogia) che dunque interrompe la traduzione della saga lasciando i lettori italiani, che seguivano le vicende con passione, “appesi come lenzuola”.
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La casa editrice Piemme attualmente è stata “assorbita” da Mondadori. Ad oggi fa dunque parte del grande gruppo editoriale.
Quindi, quando Mondadori annuncia che della Bardugo entro l’anno verrà pubblicato in Italia, il primo volume della duologia rispettivamente composta da Six of Crows e Crooked Kingdom, le cui vicende sono calate nello stesso mondo della grisha trology (anche se la storia ed i personaggi sono del tutto slegati dalla trilogia principale), i lettori che speravano in una conclusione della saga Gerisha si sono adirati non poco.
Non si è capito bene quali siano le clausole che di fatto congelano la possibilità di poter avere la Trilogia finalmente completa. Di fatto, per il momento, senza escludere eventuali possibilità future la casa editrice ha optato appunto per la duologia.
Bisognerà dunque attendere per la trilogia principale “accontentandoci” dei due volumi “promessi” da Mondadori. Ma andiamo per gradi. Qual’è la trama della trilogia principale? E qual’è la trama invece della duologia che seguiremo in questo 2019?…
TRAMA TRILOGIA GRISHA:
Circondata da nemici, quella che un tempo era la potente nazione di Ravka è ora un regno diviso dai conflitti e letteralmente tagliato in due dalla Distesa, un deserto di impenetrabile oscurità, brulicante di mostri feroci e affamati. Alina Starkov è sempre stata una buona a nulla, un’orfana il cui unico conforto è l’amicizia dell’amico Malyen, detto Mal. Eppure, quando il loro reggimento viene attaccato dai mostri e lui resta ferito, in Alina si risveglia un potere enorme, l’unico in grado di sconfiggere il grande buio e riportare al paese pace e prosperità. Immediatamente viene arruolata dai Grisha, l’élite di maghi che, di fatto, manovra l’intera corte, capeggiata dall’affascinante mago Oscuro. Ma al sontuoso palazzo, dove gli intrighi e il lusso dei balli è tale da stordire e confondere, niente è ciò che sembra, e Alina si ritroverà presto ad affrontare sia le tenebre che minacciano il regno, sia quelle che insidiano il suo cuore.
La cosa interessantissima del lavoro della Bardugo è il mondo in cui decide di ambientarne le vicende. Nomi dei personaggi, struttura politica, architettura e paesaggi che rimandano moltissimo alla Russia ottocentesca ne fanno la chiave di successo e di originalità della Grisha Trilogy. Altro punto a favore è senza ombra di dubbio l’escamotage che utilizza la scrittrice per introdurre la “magia” e dunque i maghi e le streghe che più che essere tali, si avvicinano a veri e propri alchimisti, poiché più che avere poteri, queste personalità riescono a manipolare la materia.
Insomma un primo volume davvero ben strutturato, vicende accattivanti e sopratutto molta dinamica e ritmo veloce di scrittura. Non è chiaro se il “fiasco” italiano sia stato dovuto ad una promozione marketing errata o comunque errori che hanno pregiudicato il successo della trilogia anche in Italia. I “fan” lettori della Grisha si sono per cui divisi tra chi, dopo aver letto il primo volume in italiano ha acquistato e letto i restanti volumi in inglese, chi invece non avendo dimestichezza con la lingua attende di leggere l’intera saga in italiano.
Personalmente ritengo sia molto improbabile che in un tempo celere si riesca a baipassare le clausole dei diritti (in genere a seconda dei contratti stipulati una casa editrice può detenerli fino ad un massimo di dieci anni) e che per tale motivo, anche se la Piemme sia ormai parte di Mondadori, quest’ultima abbia optato per la duologia.
Ambientata all’interno dello stesso world building, la trama seguirà altri personaggi e un’altra storia completamente slegata dalla trilogia principale. Dalla Russia ottocentesca ci spostiamo in un’altra città che ricorda moltissimo, per paesaggi e struttura architettonica, Amsterdam (anche il nome della stessa città è un chiaro rimando alla capitale olandese). Dunque chi non ha letto la prima trilogia potrà comunque godere della penna della Bardugo che insieme a Laini Taylor e qualcun’altro mantiene alto il vessillo della letteratura fantasy per ragazzi.
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TRAMA SIX OF CROWS:
Kaz Brekker, un famigerato ladro conosciuto come “Dirtyhands” nella città di Ketterdam, riceve un’offerta da parte di uno dei più ricchi e potenti mercanti della città: in cambio di un’esorbitante ricompensa in denaro, Kaz dovrà liberare lo scienziato Bo Yul-Bayur dalla leggendaria Corte di Ghiaccio e riportarlo sano e salvo a Kerch. La Corte di Ghiaccio, però, è una fortezza inespugnabile situata nel regno di Fjerda, in cui Kaz non può infiltrarsi da solo. Per portare a termine il colpo, il ragazzo decide quindi di assoldare una banda di malviventi composta da cinque membri: Inej Ghafa, un’ex acrobata e abile spia; Jesper Fahey, un tiratore infallibile con il vizio del gioco; Nina Zenik, una Grisha del Secondo Esercito di Ravka; Matthias Helvar, un ex Drüskelle di Fjerda recluso nel carcere di Kerch; e Wylan van Eck, un ricco giovane scappato di casa e dotato di un certo talento per la fabbricazione di esplosivi. Tuttavia, la missione che il gruppo si appresta a compiere è tutt’altro che facile e i sei dovranno imparare a lavorare in squadra e a fidarsi l’uno dell’altro.

…e così, mi mandi al manicomio!

Due voci, due donne, due poetesse, due anime che sono “un vento capace di scuotere anche delle travi d’acciaio“, capaci di guardare in faccia il dolore descriverlo, analizzarlo, farlo a pezzi e trasformarlo in arte, Alda Merini e Sylvia Plath.

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Oltre la Poesia, molto accomuna queste due donne, donne d’intelletto in tempi nel quale ad una donna “non era richiesto” esserlo.  Donne che fanno i conti con “le prime ombre della mente“, con la malattia.

E’ infatti nel 1947 che la Merini  viene internata per un mese nella clinica Villa Turro a Milano, dove le viene diagnosticato un disturbo bipolare. Ed è due anni dopo, nel 1950 che la Plath (al penultimo anno di college) attua il primo tentativo di suicidio a cui segue il ricovero in un istituto psichiatrico, il McLean Hospital, dove le verrà diagnosticato il disturbo bipolare.

Entrambe scriveranno dei periodi di internato presso ospedali e cliniche psichiatriche. La Merini in Diario di una diversa, testo che come cita la prefazione a cura di Giorgio Manganelli, “... non è un documento, né una testimonianza sui dieci anni trascorsi dalla scrittrice in manicomio. È una ricognizione, per epifanie, deliri, nenie, canzoni, disvelamenti e apparizioni, di uno spazio – non un luogo – in cui, venendo meno ogni consuetudine e accortezza quotidiana, irrompe il naturale inferno e il naturale numinoso dell’essere umano“; la Plath nel romanzo semi-autobiografico, La campana di vetro nel quale descrive la crisi che l’aveva colpita nell’estate e inverno del 1953.

Donne che amano troppo, donne forti come la verità, indomite come il mare, imperscrutabili come il cielo, ci regalano poesie come Testamento:

Io non fui originata
ma balzai prepotente
dalle trame del buio
per allacciarmi ad ogni confusione. 

Parole così oscure e profonde come quelle contenute in Lady Lazarus:

I have done it again.
One year in every ten
I manage it——
A sort of walking miracle, my skin
Bright as a Nazi lampshade,
My right foot
A paperweight,
My face a featureless, fine
Jew linen.
Peel off the napkin
O my enemy.
Do I terrify?——
The nose, the eye pits, the full set of teeth?
The sour breath
Will vanish in a day.
Soon, soon the flesh
The grave cave ate will be
At home on me
And I a smiling woman.
I am only thirty.
And like the cat I have nine times to die.
This is Number Three.
What a trash
To annihilate each decade.
What a million filaments.
The peanut-crunching crowd
Shoves in to see
Them unwrap me hand and foot——
The big strip tease.
Gentlemen, ladies
These are my hands
My knees.
I may be skin and bone,
Nevertheless, I am the same, identical woman.
The first time it happened I was ten.
It was an accident.
The second time I meant
To last it out and not come back at all.
I rocked shut
As a seashell.
They had to call and call
And pick the worms off me like sticky pearls.
Dying
Is an art, like everything else.
I do it exceptionally well.
I do it so it feels like hell.
I do it so it feels real.
I guess you could say I’ve a call.
It’s easy enough to do it in a cell.
It’s easy enough to do it and stay put.
It’s the theatrical
Comeback in broad day
To the same place, the same face, the same brute
Amused shout:
‘A miracle!’
That knocks me out.
There is a charge
For the eyeing of my scars, there is a charge
For the hearing of my heart——
It really goes.
And there is a charge, a very large charge
For a word or a touch
Or a bit of blood
Or a piece of my hair or my clothes.
So, so, Herr Doktor.
So, Herr Enemy.
I am your opus,
I am your valuable,
The pure gold baby
That melts to a shriek.
I turn and burn.
Do not think I underestimate your great concern.
Ash, ash—
You poke and stir.
Flesh, bone, there is nothing there——
A cake of soap,
A wedding ring,
A gold filling.
Herr God, Herr Lucifer
Beware
Beware.
Out of the ash
I rise with my red hair
And I eat men like air.

 

Attraverso le parole, guardano “in faccia” quello che più fa paura all’essere umano: la morte.

Ed è per questo che quando leggiamo le loro raccolte, i loro scritti, proviamo paura, fastidio, sconcerto. Sono poesie disturbanti, perchè esse stesse erano è restano donne disturbanti, anime alla continua ricerca dell’essenza dell’esistenza. Donne di cui c’è ancora tanto da scoprire, studiare, ammirare. Donne che ci ricordano quello che fu il tempo dei manicomi.

So che non si sono mai conosciute in vita, ma mi piace immaginare che l’abbiano fatto nella morte. Che passeggino, in un luogo non diverso da quello del cielo, discutendo di letteratura, di malattia, di morte e vita, amore e follia coscienti di aver lasciato in eredità qualcosa di molto più grande e prezioso. Con la consapevolezza di non poter essere sintetizzate, etichettate, ricordate con un mero modo di dire … e così, mi mandi al manicomio!

 

 

Foto copertina : ArtSpecialDay

Foto di : Rai Letteratura

 

Consigliati:

DOCUMENTARIO Alda Merini LA PAZZA DELLA PORTA ACCANTO (su Netflix)

FILM Sylvia del 2003 con Gwyneth Paltrow e Daniel Craig

Il 2018 di Zia Fenice!

Ho pensato molto a come impostare questo ultimo articolo dell’anno. Mentre rimuginavo sul cosa proporre, mi sono accorta di non aver mai parlato in maniera approfondita del mondo dei kdrama (una delle mie grandi passioni insieme alla letteratura e l’arte) o per meglio dire,  qui sul blog ci sono state carrellate di suggerimenti e recensioni ma mai vere e proprie classifiche riguardo il mondo delle serie tv coreane. Ho dunque deciso di proporvi questa Top10, sperando che vi piaccia e che sopratutto possa essere un’incentivo a recuperare (qual’ora non l’aveste ancora fatto) questi kdrama.

  • Mr.Sunshine  : kdrama dell’anno in cui lo spettatore ripercorrerà un periodo storico particolarmente caro alla Corea e cioè l’apertura “obbligata” all’Occidente con conseguente invasione delle superpotenze di Russia e America sul territorio. Altra insidiosa questione è quella del Giappone che stabilitasi sul territorio, vuole impadronirsi del suolo coreano. Seguiamo le vicende di chi vorrebbe l’indipendenza della Corea, che quest’ultima sieda forte insieme alle altre per avere una “voce” sulle vicende della propria terra ma anche altri personaggi, tutti fondamentali per la trama e che (chi più chi meno) contribuiranno a fare la storia della Nazione (la trama ed altri particolari di questo progetto lo troverete qui sul blog in un’articolo tutto dedicato a questo gioiellino).

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  • Something in the rain : Questo è stato senza ombra di dubbio il kdrama più realistico di sempre, nel definire e raccontarci le difficoltà e le dinamiche di una coppia sud-coreana. I kdrama sono soliti infatti, presentarci un certo tipo di stereotipi di genere e dinamiche da “manga giapponesi” per quanto riguarda il rapporto tra uomo e donna.  In questo caso invece ci troviamo di fronte alla verità nuda e cruda. Ad una donna per la società (e sua madre), considerata quasi troppo vecchiaia per sposarsi e metter su famiglia ed un ragazzo più giovane di lei che se ne innamora perdutamente. Ma i due devono fare i conti con il Paese in cui vivono, con le mille contraddizioni e ostacoli che comporta “amarsi in Corea”. Per la prima volta si svelano le rigidità della società coreana quando si parla di rapporti amorosi, sfatando così molti di quegli aspetti “perfetti” lindi e puri che tendono a portare sullo schermo gli sceneggiatori coreani.

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  • Live: (il mio preferito sotto ogni punto di vista). Kdrama bellissimo, tratta delle dinamiche della polizia coreana ed in particolare della divisione che si occupa di pattugliare le strade della città. I casi sono complessi ed alcuni molto toccanti. I personaggi sono caratterizzati benissimo ed i problemi della quotidianità che la sceneggiatura dipinge, sono realistici ed imprescindibili per capire le dinamiche della “caserma”. Particolarmente importante nella serie è la discussione (un punto ancora molto dolente in Corea) del ruolo della donna nella società coreana, problematiche che del resto ancora persistono, seppur in maniera minore, anche in Occidente.

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  • Welcome to waikiki: Se state cercando una commedia con personaggi fuori di testa, situazioni imbarazzanti e folli, che rimanga comunque fedele alla classica struttura delle sitcom americane, allora Welcome to waikiki fa al caso vostro. Un gruppo di giovani-adulti, alle prese con un neonato, una pensione da gestire e cumuli di debiti, tra lacrime e risate. Perché quello che questo drama insegna è alleggerire anche le situazioni più disperate.(prevista una seconda stagione che si preannuncia “frizzicarella”).

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  • Life : Kdrama che tratta le vicende di un complesso medico-ospedaliero. Il drama si concentra molto su una delle problematiche che accompagna anche la sfera sanitaria americana e cioè la “privatizzazione”, da parte di grandi agglomerati della finanza, di strutture mediche a discapito della popolazione meno abbiente che dunque non può sostenere i costi (spesso molto cospicui) per le cure.  Davvero bellissimo, interessante dal punto di vista dei casi e sopratutto un cast che fa meraviglie nell’interpretare la sceneggiatura (c’è uno dei più bravi attori coreani in circolazione Koo Seung hyo).

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  • What’s wrong segretary Kim : Commedia romantica, che ha riscosso un enorme successo in patria (dovuta sopratutto alla coppia principale di attori Park-Park), questo drama tratta il rapporto tra un Ceo di una compagnia prestigiosa coreana e la sua fedele segretaria. Tutto inizia con la richiesta di congedo di quest’ultima decisa dopo tanti anni di lavoro, a godersi la vita e ritrovare se stessa. Ma…

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  • The Player : Questo è forse il progetto più forte proposto dalla OCN (canale che ci regala meraviglie se si tratta di drama crime). Un gruppo di “ladri” ognuno con una storia particolare alle spalle, che puntata dopo puntata li collegherà imprescindibilmente non solo tra loro ma anche e sopratutto al “caso” principale, perno del drama. Non potrete far altro che affezionarvi alla squadra e “sperare che se la cavino” tra un cazzotto e l’altro. Qualcuno “ci lascerà le penne”?….Chissà!

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  • The smile has left your eyes : Questo è un drama difficile da definire e che in realtà è la versione coreana di una serie tv giapponese. Tratta le vicende di un ragazzo, molto ambiguo e dal passato offuscato da moltissime vicende tetre che incontra accidentalmente la protagonista femminile. Se state pensando alla classica trama romantica, scordatevela. Anche le combinazioni e gli “escamotage” proposti dalla sceneggiatura per farli incontrare e dare l’input alla storia sono tutt’altro che prevedibili. Odierete e poi amerete, comprenderete il personaggio maschile e la sua complessità. Parteggerete fino alla fine per il fratello/poliziotto della protagonista e tiferete poi per lei, come forse pochi drama riescono a fare con un personaggio donna (spesso presentato, nei Kdrama, fragile e carina che va per questo protetta e coccolata).

this smile

  • Your Honor : Kdrama che segue le vicende di una ragazza particolare, dalla storia difficile alle spalle, alle prese con il voler diventare un Procuratore della Corea. C’è poi il “nostro” lui, che (ovviamente non vi dico come e perchè), si troverà a ricoprire inaspettatamente il ruolo del giudice più famoso di tutta la Nazione. Un drama che alterna scene esilaranti, con scene davvero emozionanti, sia nei dialoghi che nei vari casi che vengono dipanati nel corso della serie.

your-honor-cover

  • 100 days my pince: Il Kdrama storico/romantico del 2018 è senz’altro questo. Si tratta infatti di un drama in costume tradizionale che tra i protagonisti vanta la partecipazione di D.O (per chi non lo sapesse un idol coreano del gruppo Exo) ed una bravissima Nam Ji-hyun. Quest’ultima, per una serie di rocambolesche ed intricate vicende, si ritroverà ad avere in casa e “sposare” il principe ereditario. Ma non crediate che sia la solita favola romantica in salsa “rosa”.

100 days my p.

Quest’anno pare che moltissimi sceneggiatori abbiano avuto a cuore tantissimi problemi e difficoltà che hanno (e affliggono tutt’oggi) il Sud-corea, tant’è vero che moltissimi progetti proposti nel 2018 hanno affrontato temi quali la malasanità, l’abuso edilizio, la corruzione politica, le falle nei sistemi processuali e nei corpi di polizia coreani, delineando così una Nazione che “finalmente” seppur in maniera romanzata, mostra per intero le sue debolezze senza vergogna.  Pochi sono stati poi, i progetti commedia/romantica e tra questi, anche su questo genere si è preferito andare sul “realistico” senza rabbonire la pillola. Insomma la parola chiave di quest’anno è stata REALTÀ. Dunque oltre alla top10 vorrei inserire quei progetti che non sono entrati nella rosa dei “miei” preferiti oppure che non sono riuscita a recuperare durante l’anno ma che sicuramente vedrò:

Un ringraziamento speciale alla mia piccola fenice Myriam L. senza la quale non ci sarebbe stata questa classifica. Buon viaggio a vedersi nel nuovo 2019 con tante letture che ci attendono, progetti da realizzare e tante, tantissime serie tv coreane!

P.s. Scusate ma non potevo concludere se non con questa immagine della banda di folli di Waikiki.

waikiki 2.jpg

 

 

A tavola con Zia Fenice…parte tre!

Ecco a voi l’ultima parte di questo progetto che potrete recuperare per Natale ma anche in prossimità di un’occasione particolare. Questo è infatti, un progetto così versatile che si presta a mille usi, potreste utilizzare per esempio,  il materiale che vi abbiamo fornito per comporre dei set con materiali più particolari rispetto all’utilizzo del feltro, oppure ancora recuperare solo uno dei pezzi che compongono i vari set, regalando dunque, un segnalibro ad un patito di quello o di quell’altro titolo proposto, sottopiatto,sottobicchiere ecc ecc. Potrete inoltre, scrivere alla pagina del blog, qui con un commento sotto questo articolo, per avere il vostro segnalibro personalizzato; oppure ancora, mandare la realizzazione della vostra tavolata letteraria alla e-mail di posta elettronica che trovate nei contatti. Le opere più belle verranno condivise sulla pagina.

Questi, gli ultimi due titoli per comporre una tavolata da dodici posti (insieme ad i titoli delle puntate precedenti) oppure una tavola a due per una cena romantica tra lettori :

SET Il piccolo principe

SET Il grande Gatsby

SOTTOBICCHIERI di entrambi i set

Ringrazio ancora Nunzia La Montagna per la collaborazione nella realizzazione del materiale grafico scaricabile e con queste ultime righe, non mi resta che augurarvi buon divertimento con la letteratura e alla prossima, sempre qui, su FeniceInPigiama per un nuovo e creativo progetto!.

Buone Feste, Zia Fenice.

 

 

A tavola con Zia Fenice…parte due!

Come promesso ecco a voi la versione di tavolata letteraria natalizia da sei posti.

P.S. Potete liberamente comporre in base ad i titoli che più vi piacciono la vostra tavolata, tenendo in considerazione i titoli proposti nella prima parte di A tavola con Zia Fenice!

SET La fabbrica di cioccolata; Il trono di spade; L’ombra del vento

SET I passi dell’amore; Twilight; Il signore degli anelli

SOTTOBICCHIERI INSIEME (SECONDA PROVA)-converted

 

Buon divertimento con la letteratura e stay tuned per la terza ed ultima tavolata letteraria!

A tavola con Zia Fenice…parte uno!

Quest’anno volevo proporre qualcosa di molto carino per le festività. Qualcosa che fosse divertente da realizzare in famiglia o tra amici, che fosse creativo e che unisse quello di cui il blog si occupa prevalentemente: la letteratura.

Con la mano sapiente della grafica Nunzia La Montagna ( già creatrice del logo del gdl I Bookstoppisti di Zia Fenice), abbiamo pensato di realizzare una tavolata natalizia letteraria. Per cui per ogni libro scelto abbiamo abbinato un segnaposto, un segnalibro, un sottopiatto ed un sottobicchiere. Componendo una tavolata da dodici posti. Questi i primi quattro set.

 

SET LA STORIA INFINITA

SET ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

SOTTOBICCHIERI – HARRY POTTER. ALICE, IL CANTO DI NATALE

SET IL CANTO DI NATALE

SET HARRY POTTER

 

Questa idea è molto versatile. Potrebbe infatti andar bene anche per una festa a tema o comunque per una cena più particolare tra amici. Insomma potete tranquillamente sbizzarrirvi anche voi e proporla come e dove volete.

I materiali di realizzazione che consigliamo di utilizzare sono il feltro ( rosso, verde e bianco se come noi, la realizzerete per il Natale mentre potrete scegliere i colori che più vi piacciono se avete intenzione di sfruttare l’idea ed il materiale messo a disposizione per un’altra ricorrenza) e colla a caldo.

Non dovrete far altro che stampare a colori i vari pezzi che compongono i set, ritagliarli e con un po di colla a caldo, fissarli sulle vostre basi in feltro dei colori che avete scelto. In abbinamento ai vari pezzi potrete poi aggiungere fazzoletto, piatti e bicchieri monocolore oppure anche qui sbizzarrirvi con la creatività e con gli stili differenti di design.

A presto con la seconda parte! Stay Tuned!

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