“Ora e Sempre”…Aeterna!

1530 d.f (dopo la fondazione delle cinque città aeterne), Hiriel partecipa alla sua prima “cena ufficiale” tra famiglie reggenti dei cinque regni. Ella è la principessina, futura sovrana di Marinia, uno dei più bei regni di Aeterna . Il 1530 viene anche ricordato nella storia come un’anno abbastanza difficile per Marinia che si trovava a stipulare un’accordo delicato con la “rivale” Rogus. Dopo tale evento, la piccola, deve ufficialmente presenziare ad un’altra cena tra le due città e di conseguenza tra le famiglie regnanti. Durante questa cena di “stato” i due futuri sovrani delle casate di Erato e Aries, ossia Hiriel e Heric, si allontanano da palazzo (in una maniera che ho trovato personalmente “geniale”, come escamotage), per entrare insieme in un “giardino segreto” al cui centro compare un’altare al di sopra del quale vi è un’incisione che suona come una “profezia” e il cui finale, POSTHAC ET SEMPER, cela un segreto che con voce prorompente abita i sogni di una Hiriel oramai diciottenne in procinto di lasciare la sua terra alla volta di Magna dove vi è un’Accademia nel quale poter affinare il suo “dono” e…

Queste a grandi linee le premesse della saga fantasy nata in “casa” Ronza e che promette davvero bene.

Una premessa che deve essere fatta è che, tra i lettori c’è la brutta “malattia” di partire prevenuti nei confronti di opere proposte da esordienti nella narrativa, in questo caso, in un genere ben preciso, che è il FANTASY. Oppure i lettori di “bookblogger” tendono a recepire le recensioni fatte nei confronti degli esordienti come mai del tutto trasparenti, magari perchè chi recensisce ha avuto il testo in maniera gratuita dall’autore stesso, perchè “ci si sente obbligati” ad essere “più morbidi”. Per queste ed altre motivazioni, alcuni tendono a non “prestare” i “propri spazi” (blog) agli scrittori “emergenti”. In tutta questa premessa devo dunque fare mea culpa ammettendo che anche io tendo a storcere il naso, a bistrattare a priori le opere esordienti e dunque a “evitare” di recensirle. In questo caso però, ho fatto un’eccezione e non per l’autrice ( tra l’altro simpaticissima, molto cordiale e davvero disponibile a chiacchierare di letteratura) ma perchè la “scintilla” è scattata tra me ed il volume in questione.

Mi trovavo, infatti, a girovagare con una “piccola fenice”, tra gli stend dell’evento tenutosi a Napoli, Ricomincio dai Libri e mi imbatto in quella che per me “era” una casa editrice sconosciuta, la Betelgeuse editore. Mi fermo attirata dai colori della copertina del volume e sfogliandolo inizio a discorrere del genere fantasy con la mia accompagnatrice, ignara del fatto che l’autrice mi sedesse di fronte ed ascoltasse in maniera attenta la “discussione”. Da questo aneddoto neanche troppo breve, ho avuto modo di conoscere l’autrice ed acquistare (successivamente) il volume in questione, del tutto non convinta (per quella premessa che facevo poc’anzi).

Ed invece la cara Gabriella Ronza ha smontato, pezzo dopo pezzo, pagina dopo pagina, le restrizioni che avevo nei confronti di questo testo ed in particolare il pensiero del: ecco adesso mi troverò di fronte la solita storia d’amore melensa camuffata da storia fantasy con tanto di quattro elementi( acqua, fuoco, aria,terra) alla stregua delle Which (se non sapete chi sono, male!), ma andiamo per gradi.

La trama è ricca di riferimenti alla cultura classica e visivamente, per quanto riguarda Marinia, ricorda moltissimo la “nostra” amata Napoli. Città “sirena” che attira e respinge insieme, che ammalia e tramortisce il viaggiatore che non ne è cittadino in un vortice di aria salmastra e bellezza artistica. Insomma molte di quelle che sono le descrizioni attingono dagli studi compiuti dall’autrice e da ciò che la circonda (per lo meno questa è stata la mia sensazione). Politicamente, l’intera struttura “sociale” del mondo creato dalla Ronza è davvero descritto benissimo, molto chiaro e che “risolve” il possibile errore di avere un primo volume di pura introduzione alla saga e che dunque risulta essere pesante e lento per il lettore, sopratutto per i “lettori giovani”. Ci vengono presentati quattro regni con capitale omonima e con le rispettive famiglie reali ognuna delle quali ha un proprio stemma, una propria gamma di colori nel vestiario e che richiamano l’elemento “dono”. Vi è poi la Magna ossia l’unica regione in cui vige la Repubblica, in cui vi è l’Accademia frequentata da cittadini provenienti da tutta Aeterna e dove vige la democrazia. E qui, in questa Accademia ed in queste terre che la nostra protagonista avrà modo di confrontarsi con i suoi limiti, con le sue paure e con la frustrazione di dover fare i conti con un modo di vivere completamente diverso da quello a cui era stata educata fin da piccola. Ecco allora che diventa, come i classici del genere, un volume di formazione nel quale attraverso le difficoltà, gli intrighi e le false verità, Hiriel cresce, si confronta con se stessa ed il mondo, diventando più consapevole, forte ed indipendente, anche e sopratutto nei sentimenti.

Va poi detto, senza scendere nel particolare, che il finale da una conclusione seppur lasciando molte questioni irrisolte (quasi sicuramente, verranno affrontate e risolte nel secondo volume). Intendo dire che si è soliti avere la cattiva abitudine di troncare i finali, lasciano i lettori ” come lenzuola appese ad asciugare”, che stizzisce non poco. Anche in questo caso ho trovato un’onestà intellettuale nelle ultime righe del romanzo, e come se l’autrice ci dicesse, ecco lettore hai compiuto un primo passo nella storia di Aeterna tanto quanto Hiriel ha superato un primo “scoglio” di quello che è un percorso intriso di pericoli ed oscurità.

A questo punto dell’articolo vi chiederete: “ok la trama, ok i personaggi e la storia, ma dov’è l’antagonista?”.

Tranquilli non ho dimenticato il “cattivone”. Mi sono riservata questa parentesi per ultima, perchè è l’unico elemento che ho trovato debole. In realtà non troviamo un vero e proprio cattivo, ma una spiacevole e considerevole gamma di personaggi che rappresentano l’elemento disturbante ai fini della vicenda (forse un solo personaggio può dirsi cattivo fino in fondo, ed è quello che tra l’altro mi ha conquistato). Lo stesso personaggio maschile Heric, sin dal primo incontro con il lettore, appare sgradevole, maleducato, spocchioso e davvero irritante. Avete presente il classico bambino che se foste i genitori due sberle anche volentieri?, ecco è lui!. Andando avanti poi con le vicende, l’ormai ragazzo Heric ci appare sempre più incattivito e “intrappolato” nella sua stessa gabbia ragionata, tra quello che “vorrebbe essere” e “quello che è”. Insomma se non si fosse capito l’unica cosa che proprio non mi è andata a genio è il personaggio maschile ma ehi… questo è il mio modestissimo parere di lettrice che per passione recensisce e poi, MAI DIRE MAI. Chissà che, con il secondo volume la Ronza non metta a tacere questa mia ultima perplessità regalandomi molta più “cattiveria”.

Dunque cara Gabriella a quando il secondo volume?.

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