In un mondo bulimico…un manifesto socio culturale: Sense8!

“Otto sconosciuti da diverse parti del mondo sviluppano improvvisamente una reciproca connessione telepatica. Appartenenti a diverse culture, religioni e orientamenti sessuali, scoprono quindi di essere dei sensate, persone con un avanzato livello di empatia che hanno sviluppato una profonda connessione psichica con un ristretto gruppo di loro simili. Mentre cercano di scoprire, disorientati, il significato delle loro percezioni extrasensoriali, iniziano a interagire a distanza tra di loro ed un uomo di nome Jonas si offre di aiutarli. Allo stesso tempo un’altra enigmatica figura, Whispers, sfrutta la loro stessa abilità per dar loro la caccia.”

Trailer

Questa la trama a grandi linee di quello che per quanto mi riguarda è il più alto prodotto offerto dalla piattaforma Netflix. Piattaforma streaming che sta sbaragliando la concorrenza, che si accinge a detenere il monopolio di serie tv e che da poco si inserisce nella produzione di film. Ma dei rischi di questa operazione, dei benefici e del discorso che ne gravita attorno è questione a parte che meriterebbe un’articolo più approfondito, di cui non ne escludo l’uscita sul mio piccolo spazio online.

Tornando però al nocciolo, in un mondo bulimico ghiotto di “successo”, affermazione personale, che vomita di rimando veleno quanto invidia ed intolleranza, nel magico mondo di internet, cerchiamo invece di condividere passione e l’ amore per l’arte in tutte le sue forme.

Sono ormai trascorsi un paio di mesi dall’episodio finale di quello che a tutti gli effetti può considerarsi un vero e proprio manifesto socio-culturale che dovrebbe essere più conosciuto, condiviso e divulgato di quanto non sia stato in realtà, Sense8. Essa infatti, non è una mera serie TV d’intrattenimento ma un prodotto qualitativamente altissimo che, attraverso scene dal forte impatto visivo e dialoghi magistrali, vuole spingere lo spettatore alla riflessione su temi “scottanti” dell’attualità che troppo spesso provocano scontri verbali anche violenti tra i “padroni” del mondo e di conseguenza tra i cittadini che lo popolano.

Ma come nasce Sense8?…

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Traendo spunto dall’impatto che la tecnologia ha sulla società moderna e di come questa sia in grado di unire e dividere allo stesso tempo, le sorelle Wachowski  cominciarono a valutare l’idea di creare una loro serie televisiva già molti anni prima dell’inizio della produzione di Sense8 per Netflix ma, non avendo una diretta esperienza con “la scatola nera”, ben presto, capirono di aver bisogno di un professionista del settore che le guidasse nell’impresa. Decisero per ciò, di “affidarsi” a J.Micheal Straczynski per ideare una serie innovativa, con il dichiarato obiettivo di ripetere nel mondo della fiction televisiva quello che fu l’enorme impatto culturale conseguito con Matrix (gioiello della coppia) in campo cinematografico.

Ci sono riusciti?.Decisamente si!ed anzi, hanno fatto molto di più, ma come?…

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Per fare tutto ciò, i tre, dopo una discussione proficua, decisero di discostarsi dall’idea iniziale avuta dalle due sorelle anni prima a favore invece di una tematica molto più accattivante ed attuale e cioè l’evoluzione umana ed in particolare, sul discorso di come l’uomo sviluppi livelli di empatia sempre più ampi. Partendo da questo nuovo spunto creativo, “buttarono giù” una prima sceneggiatura su un gruppo di “individui” tutti diversi per origine, cultura, lingua ed interessi, uniti tra loro però, da un collegamento speciale.

Quello che nel 2013 i dirigenti Netflix si trovarono sul “tavolo” fu un plico di fogli contenenti i primi tre episodi il cui titolo, Sense8 (unione della parola sensate con il numero dei protagonisti della serie), richiama la speciale “caratteristica evolutiva” dei protagonisti. Inutile dire che i tre ottennero i finanziamenti necessari per poterla proporre al pubblico come serie originale della piattaforma streaming.

Il progetto inizialmente prevedeva cinque stagioni, ognuna formata da dieci/dodici puntate in cui si sarebbero dovute affrontare l’effetto della connessione sulla vita dei protagonisti, problemi di carattere politico, temi quali l’identità sessuale (caro a Lana Wachowski, transessuale che concepisce il personaggio trasgender di Nomi Marks ispirandosi alla propria esperienza e definendo alcune scene autobiografiche), la sessualità e la religione, cosa che non andrà come progettato però dagli ideatori della serie.

La storia di questa serie TV infatti, è affascinante quanto travagliata. Le problematiche sopra elencate vengono comunque affrontate durante il corso delle puntate ma le previste cinque stagioni vengono drasticamente ridotte a due. La piattaforma Netflix per un discorso relativo al riscontro da parte degli spettatori che non superava i problemi di costi e di logistica che il progetto richiedeva, è costretta a rivedere tutto, anzi, per essere precisi, nel 2016 ne annuncia la cancellazione, lasciando di fatto la serie senza un finale degno di nota.

Dunque finisce tutto così?…direi proprio di no.

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La decisione presa dalla piattaforma streaming, provoca una vera e propria “rivolta” da parte dei fan di tutto il mondo. Una petizione fatta girare sul web e controfirmata da chi voleva fortemente che questo progetto andasse avanti porta infatti, gli stessi dirigenti della piattaforma a riconsiderare la decisione ed infine ad  annunciare che ci sarebbe stato un’episodio “speciale” della durata di due ore ( più o meno la durata di un film) che ne decretasse il finale. Dunque cast, registi, sceneggiatori, troupe e chi ne ha più ne metta, valigie alla mano, parte alla volta di questa grande ed ultima avventura insieme(lo speciale che include interviste e dietro le quinte, che vi consiglio di vedere solo quando finirete l’intera serie, dimostra tutte le difficoltà di carattere pratico,artistico ma anche fisico che si sono trovati a gestire attori e tecnici del settore). Il prodotto di tutto ciò è appunto il finale della serie che Netflix ha rilasciato a Giugno 2018: Amor vincit ominia.

La creazione di un Mondo- dietro le quinte

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“Questa è la vita: paura, rabbia, desiderio, amore. Non provare più emozioni, non volerle più provare, è provare… la morte. […] Io prendo tutto ciò che provo, tutto ciò che è importante per me e metto tutto questo nel mio pugno. E per questo combatto.” Sun

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Il personaggio che mi è entrato nel cuore per motivi personali è Sun. Una donna Sud Coreana alle prese con un padre menefreghista, un fratello dalla personalità disgustosa e che sarà motivo per cui si troverà a dover affrontare situazioni dolorose e pericolose. Una donna fiera, in carriera, intelligente e sopratutto indipendente. Non ha paura delle difficoltà ed è, a discapito del paese in cui si trova a vivere, emancipata sessualmente. Più di qualsiasi altra caratteristica però quella che salta subito all’occhio è senz’altro il suo talento nella pratica delle arti marziali . Le scene più belle che riguardano questo personaggio sono proprio i duelli corpo a corpo.

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Oltre a Sun, tutti i personaggi presenti nella serie sono caratterizzati alla perfezione, anche quelli “secondari”. A testimonianza di quanto detto, come non amare per esempio il personaggio di Amanita compagna di Nomi, oppure i personaggi Daniela Velasquez e Hernando, compagni di Lito (che rappresenta la Spagna nella comitiva dei sensate) o ancora, il personaggio che spunta a salvare il fondo schiena a tutti nei momenti di pericolo, interpretato da Michael Sommers. Insomma tutto è curato nei minimi dettagli.

Molte sono state le critiche mosse alla serie con argomentazioni, sempre a mio parere, sterili tra cui la lentezza ed il ritmo narrativo degli episodi. Sense8 è un prodotto “televisivo” che per toni, temi, tecniche narrative e personaggi può non piacere, sopratutto a chi è abituato alle “classiche serie tv”. Può non piacere a chi non vuole saltare indietro ed avanti nel tempo, nei luoghi e da un personaggio ad un altro. Può non piacere per chi ha difficoltà ad “empatizzare” con personaggi così particolari e forti. Ed ancora potrebbe non piacere a chi non digerisce un certo tipo di tono della sceneggiatura, che “sfida” il telespettatore alla riflessione su quel tema piuttosto che su quel tipo di vita e così via. Altra cosa che tengo a ribadire ogni volta che mi trovo a consigliare questa serie tv è: se non siete interessati alla tematica centrale “una nuova visione dell’uomo” allora non guardatela perchè vi annoierebbe e risparmierebbe alla restante popolazione mondiale, recensioni negative inutili. Se è vero che per ogni lettore c’è il giusto libro, per ogni telespettatore c’è la giusta serie tv da vedere.

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Analizzando infine la caratterizzazione di ogni singolo continente e personaggio in cui ci troviamo e seguiamo in quanto spettatori, posso affermare con certezza che Sense8 è un lascito per le generazioni future di tutto il mondo. I ragazzi del futuro potranno recuperare questa serie e si spera, identificarsi in una coppia omosessuale che adotta/può aver figli in piena libertà tanto quanto un eterosessuale, in un uomo che decide di cambiare genere diventando una donna senza rinunciare alla possibilità d’amare e viceversa; in un mondo dove un’individuo con una diversa cultura,tradizione,modi di fare, di pensare, di agire abbia la possibilità di “sentire” l’altro “diverso” come un completamento di un’unico grande genere e non razza, l’uomo.

Come spero che sia l’amore, il mondo in un prossimo futuro? beh, sicuramente Sense8, per cui fate un favore a voi stessi e recuperate questa magnifica opera d’arte. Non ve ne pentirete.

Baci da una “diversa”.

 

 

 

 

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In un mare d’inchiostro… nella Bookvaligia di Zia Fenice!

Le vacanze estive per i lettori di tutto il mondo è di norma il tempo in cui si decide di portare in valigia il famoso libro che non si ha mai il tempo di leggere oppure ci si porta dietro qualche volume di puro intrattenimento. Altri lettori preferiscono alleggerire la valigia ed affidarsi al “buon vecchio” e-reader al cui interno giacciono titoli che dall’horror al crime, dal romance allo storico, dal fantasy allo young-adult, tengono incollati i lettori di tutte le età alle pagine digitali.

Nel mondo poi, c’è quella cerchia ristretta di lettori che  in estate preferisce recuperare  un classico particolarmente lungo oppure un romanzo familiare perchè si sa che questa tipologia di libri con le loro mille pagine, personaggi, eventi e range linguistico, molto spesso richiedono attenzione e tempo che è difficile trovare se si ha la testa intricata in altri affari di vita quotidiana. In ogni caso, che voi facciate parte di questa piuttosto che di un’altra categoria di lettori sopraelencata, che sia su una baita in montagna in mezzo a frescura, persi nella contemplazione dei verdi scintillanti degli alberi o su una sdraio su una spiaggia bianchissima a godervi i blu che confondono la linea netta dell’orizzonte tra acqua e cielo, siamo tutti accomunati dalla smania di leggere e rilassarci “cambiando aria”.

Le mie letture ad esempio, sono state assai impegnate sia per “tono” che per i temi trattati nei romanzi letti quest’estate, primo tra tutti Figlie del Mare di Mary Lynn Bracht (sito della scrittrice: https://marybracht.com/),letto in condivisione con il gruppo di lettura del blog: I Bookstoppisti di Zia Fenice.

Esordio letterario che arriva come un fulmine a ciel sereno nella narrativa contemporanea e che promette (e mantiene la promessa) di far luce sulla vicenda delle Confort-woman durante la Seconda Guerra Mondiale da parte dei giapponesi (per saperne di più: Le schiave sessuali dell’esercito. Il Giappone chiede scusa 70 anni dopo).

Nel 1991 (anno in cui aprivo per la prima volta gli occhi sul vasto mondo), Kim Hak-sun decise di uscire allo scoperto e dare alla stampa il resoconto della sua storia circa la vicenda delle “donne di conforto”; dopo la sua prova di coraggio, molte altre- più di duecento-seguirono il suo esempio.

“È nostro dovere informare le generazioni future sugli orribili crimini che si commettono in guerra. Non dobbiamo nasconderli o fingere che non siano mai accaduti. Per non ripetere gli errori del passato, dobbiamo ricordarli. Libri di storia, canzoni,romanzi, film e memoriali sono importantissimi per aiutarci a non dimenticare mai e allo stesso tempo per procedere lungo la strada della pace.” Mary Lynn Bracht

Nel romanzo della Bracht in particolare seguiamo le vicende, attraverso due archi temporali diversi, dalle sorelle Hana ed Emi. La loro storia familiare, caratterizzata dalla tradizione delle “donne del mare”, le haenyeo dell’isola di Jeju in Corea del Sud è un’altro elemento affascinante del romanzo che molto fa conoscere a chi non sapeva nulla di cultura, storia e luoghi dell’Asia ed in particolare delle Coree.

Un romanzo crudo, violento tanto che molto spesso si sente il bisogno di interrompere la lettura ed allontanarsi fisicamente dal libro. Può dunque non essere per tutti ma questo non fa che rafforzare la preziosità di questo volume nonché la passione e la bravura con la quale la Bracht affronta le sue radici portando a galla un dolore di donne dimenticate che è anche il suo dolore, il nostro dolore, che diventa parte del lettore/lettrice e dal quale sarà impossibile allontanarsi ( in foto il monumento a testimonianza del genocidio delle donne di conforto).

Monumentos a las mujeres de la guerra | Destino Infinito

Altra lettura estiva è stata poi il volume fin troppo poco conosciuto, Onnazaka di  Fumiko Enchi edito da Safarà editore che ha curato l’edizione in maniera impeccabile con un saggio a fine lettura che vale parte del prezzo del volume.

Anche in questo caso questa è una storia di donne e per essere ancor più incisiva, questa è la storia della difficoltà dell’essere donne in un paese, il Giappone in cui vi era un sentiero ed uno solo da percorrere per il genere femminile, il sentiero dell’ombra. Seguiamo la storia di Tomo e della sua famiglia. La narrazione è divisa in tre parti scandita da un’arco temporale che dal primo periodo Meiji si espande all’apertura del Giappone nei confronti dell’Europa e dell’America e che vede dunque la “modernizzazione” dei costumi e del sistema governativo del paese. A farne le spese sono le donne che compongono la famiglia Shirakawa, una famiglia ricca, aristocratica e sopratutto una famiglia patrilineare dove il capofamiglia, il funzionario governativo Yukitomo detiene il potere decisionale sulla vita di ognuno dei membri. Il romanzo segue poi le vicende di  Suga personaggio femminile che incarna tutto il dolore e la rabbia del romanzo nonché le conseguenze dell’essere obbligate ad un certo tipo di vita. Altri personaggi più o meno importati si affacciano alla storia ma il terzo personaggio femminile è senz’altro Miya moglie del figlio di Tomo e Yukitomo, Michimasa, terza protagonista del romanzo. Tre donne dunque, diverse per temperamento, carattere e scelte, accomunate però da un’unico ed imprescindibile destino.

Una delle curiosità che mi ha spinto a leggerlo è stato sapere che l’autrice con estremo coraggio ha dichiarato di essersi ispirata a fatti ed eventi della sua famiglia e dunque autobiografici. Come per la Bracht noi lettori non possiamo non sostenerle nella loro impresa di essere donne in un mondo letterario ancora fortemente maschile che con le loro storie che parlano di donne, danno voce alle milioni di voci “mute” che popolano la storia dell’umanità.

“Onnazaka è stato scritto per tutte le donne del passato, i cui rancori accumulati negli anni hanno “posseduto” il testo…rendendo I racconti sussurrati delle donne un’unica grande voce che urla la crudele condizione femminile nel Giappone di fine Ottocento.” Fumiko Enchi

Grazie ad una sfida letteraria molto carina, la #booktubathon, promossa da una booktuber inglese ho recuperato poi, un paio di romanzi che da tempo mi ripromettevo di leggere tra cui il primo volume della saga dell’Amica geniale della Ferrante.

Con un po di timore ed altissime aspettative mi sono decisa a prendere questo romanzo dalla libreria. Ho iniziato a leggere le prime pagine e non me ne sono più liberata fin quando a notte inoltrata non l’ho portato a termine. Ho amato tutto, la storia, i personaggi e sopratutto la mia città, Napoli. La Ferrante è magistrale nel saper trasportare su carta tutto il fascino, le contraddizioni, gli odori e l’anima che caratterizza i “vichariell” ed in particolare i “rioni”. Ho poi trovato affascinante l’introspezione dei personaggi in particolare l’andare a raccontare il difficile rapporto d’amore/odio tra le due protagoniste Lenù (Elena) e Lila. Io come al solito vado controcorrente, molti hanno ammirato ed amato il personaggio di Elena (tra l’altro voce narrante della storia) io invece ha tratti l’ho detestata, preferendo a quest’ultima Lila che conosciamo paradossalmente solo tramite gli occhi di Elena. Spero che nel secondo romanzo della saga ci sia un punto di vista che faccia entrare a pieno il lettore in Lila. Non si può che essere d’accordo comunque, nel concordare che questa è una storia universale nel quale tutti in qualsiasi parte del mondo possono ritrovarsi. Non nego che io in primis leggendo ho trovato più passaggi in cui mi fermavo e pensavo “stà descrivendo esattamente come mi sono sentita quando…”. Davvero non abbiate timore di addentrarvi in questa penna vera, fiera e genuina. Uno sprono alla lettura potrebbe senz’altro nascere dall’imminente serie tv che andrà in onda nel periodo autunnale su Rai Uno.

 

Insomma un mesetto di letture niente male che come sempre vi consiglio di recuperare, amare e condividere tra parenti amici ed amanti della letteratura.

Buon Settembre, preparate l’occorrente per i Popcorn e come sempre buona vita, Zia Fenice.

 

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