Sentimenti

Chicche da wordpress.

La poesia e lo spirito


Parliamoci chiaro: i sentimenti, spesso, fanno acqua da tutte le parti. Siamo presi da dubbi e aridità, le budella si contorcono per una delusione, un fallimento, un inizio di scoraggiamento. La chiamano negatività: un territorio avvolto nella nebbia, con sabbie mobili e crateri imprevedibili, sempre pronti a ingoiare l’esistenza. È il lavoro ai fianchi del male, che produce sottobanco la sua azione corrosiva, distruttrice, sottraendo speranza ed energie.
È allora che Gesù ci propone qualcosa: prendere i suoi sentimenti, lasciarsi contagiare dal suo desiderio di vivere in eterno. Quando ne facciamo l’esperienza, ci guardiamo allo specchio e ci sembra impossibile non averci mai pensato.

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Giano: passaggio e mutamenti

#culturaInPillole : il mese di Gennaio prende il nome dal dio romano Giano(Ianuarius),antica divinità di ogni forma di passaggio e mutamento.

Il primo mese dell’anno si accinge a finire portando con se propositi, idee, progetti, serie tv interessanti e letture illuminanti. Ma andiamo per gradi.

Tra i propositi fatti nel 2017 per l’anno nuovo, mi sta molto a cuore quello di dedicarmi a questo blog, in particolare alla scrittura ( non nascondo che potrei pubblicare, racconti e materiale “farina del mio sacco”) e condividere eventi culturali-artistici ( “sfera” questa che è il mio campo di studi) che potranno spaziare, abbracciando non solo Arte e Cultura ma che coinvolgeranno anche Musica, Film, Serie TV e Viaggi (altre mie grandi passioni). Dunque eccomi a scarabocchiare e sproloquiare tentando di essere sintetica.

Per quanto riguarda la sfera “serie TV” è prevalsa la nostalgia per le mie serie preferite ed ecco dunque che ho trascorso tutto il mese a riguardare Skam ( serie tv norvegese sul disagio giovanile accostato molto spesso alla serie inglese Skin), Sence8 in previsione del tanto bramato finale della serie ( Netflix facci la grazia!Grazie) e kdrama ( serie tv coreane alle quali darò ampio spazio prossimamente su questi schermi). Se non conoscete queste piccole perle, male, molto male. Andate a recuperarle.

Dopo l’Epifania, passata a poltrire con la testa nel malefico mondo di N. ingurgitando una quantità spropositata di cioccolata, sono ritornata alla realtà e alle mille cose da fare perchè si sá, la vita non è una serie tv (purtroppo). Ed ecco quindi zia fenice dall’anima perennemente in pigiama, sedere in treno verso Bologna. Seduto accanto a me c’era un passeggero un po particolare che mi ha portato in Giappone facendomi assaporare una vera e propria esperienza mistica di “viaggio nel viaggio”.

Prima lettura del 2018 è stato per me “Kafka sulla spiaggia” di quel mostro sacro che è Haruki Murakami. La trama la si potrebbe riassumere così:

“Un vecchio con l’ingenuità e il candore di un bambino. Un ragazzo, che ha scelto come pseudonimo Kafka, è in fuga dal padre, uno scultore geniale e satanico, e dalla sua profezia, che riecheggia quella di Edipo. Un viaggio quello dei due avanzando nella nebbia dell’incomprensibile schivando numerosi ostacoli, ognuno proteso verso un obiettivo che ignora ma che rappresenterà il compimento del proprio destino. Non si incontreranno mai, eppure legati imprescindibilmente da luoghi, fatti e personaggi: Hoshino, un giovane camionista di irresistibile simpatia; l’affascinante signora Saeki, ferma nel ricordo di un passato lontano; Òshima, l’androgino custode di una biblioteca; una splendida prostituta che fa sesso citando Hegel; e poi i gatti, che sovente rubano la scena agli umani. E infine Kafka. “Uno spirito solitario che vaga lungo la riva dell’assurdo”.

Premetto col consigliare questo romanzo a chi ha già affrontato questo scrittore o comunque altri titoli che abbracciano il filone del “realismo magico”. Nel caso vi approcciaste per la prima volta a Murakami consiglio qualcosa di molto più vicino alla nostra concezione Occidentale della narrativa come “Norwegian wood. Tokyo blues”oppure “L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio” (entrambi romanzi di formazione) se invece, come me, siete già ferrati con questo magnifico scrittore consiglio di proseguire con la scoperta di questo romanzo. Non abbiate paura dei riferimenti filosofici è un romanzo godibile reso tale dalla semplicità e dalla scrittura magnifica di Murakami. La storia è bellissima e può avere molte chiavi di lettura che cambiano a seconda del lettore ed è per questo che ogni volta che ci si riunisce intorno a questo titolo si creano sempre conversazioni stimolanti, con punti di vista sempre diversi. Io per esempio, auguro a me stessa una crescita interiore al contrario (avrei tanto voluto essere matura quanto Tamura nei miei quindici anni e da vecchia spero di essere diventata una bambina candida e meravigliata da tutto ciò che mi circonda tanto quanto Nakata).

Dopo aver viaggiato in terra nipponica “la macchina di inchiostro” mi ha catapultata nell’inverno rigido del dicembre 2015 alla volta dell’America e precisamente a Brooklyn. Per strada ho fatto la conoscenza di Lucía Maraz che imprecava per il freddo ed era intenta a chiamare il suo padrone di casa Richard Bowmaster mentre la giovanissima Evelyn sul marciapiede opposto combatteva contro il suo passato ed un attuale presente ancor più buio, rappresentato da un lavoro presso una famiglia “disagiata”.

Vengo ospitata gentilmente da Lucìa “nel suo bugigattolo di Brooklyn, un metro sotto il livello della strada e mal riscaldato” e vengo a conoscenza, tra una chiacchiera e una tazza di tè fumante, della sua vita da emigrante cilena in America, del suo essere stata sorella, madre, moglie e poi semplicemente donna.

Poi siamo state bruscamente interrotte dall’imprevedibilità della vita che ancora una volta sfida i miei nuovi amici, unendoli per sempre sotto una bufera di neve che tingerà tutta la città di bianco e che tenterà di camuffare un cadavere “scomodo”.

Lettura attualissima considerando la situazione politico-sociale con il quale conviviamo. Ci sono tutti i temi cari alla “mia” Allende primo tra tutti il fenomeno dell’emigrazione. Anche di questa scrittrice consiglio sempre come primo approccio altre sue opere come ” Il quaderno di Maya” oppure “La casa degli spiriti” così da capire se come stile di scrittura e come tematiche possano interessare. Consiglio invece questo titolo a tutti coloro che si trovano nella fase “studente fuori sede” e a chi invece, per motivi lavorativi o di vicissitudini varie si trasferisce in ” terra straniera”. Sarà una carezza alle vostre angosce, alla sensazione di fuori posto, alla strana emozione di tornare dove si è cresciuti sentendosi “sconosciuti”.

Dall’America mi sono poi trasferita in Inghilterra dove mi sono innamorata di una donna. Questa donna si chiama Virginia che ho ribattezzato, prendendomi qualche licenza poetica, “falena”. Non la conoscevo prima di questo volume o per meglio dire non la conoscevo davvero prima di approcciarmi a “Diario di una scrittrice”. Si! perché questa scrittrice la si incontra per la prima volta tra i banchi di scuola quando non si è ancora consapevoli di avere tra le mani un gioiello di inestimabile valore umano e sopratutto letterario. In questo volume vengono raccolti ad opera del marito Leonard, tutti i diari relativi all’attività di scrittrice e critica letteraria di Virginia, facendoci entrare attivamente nel suo meraviglioso processo creativo che ha portato alla luce opere tra le quali “Le onde”e ” Gita al Faro”.

Ed è con questo viaggio all’interno di una mente brillante quanto tormentata dalla malattia che ho valicato la porta rappresentata da Gennaio verso la mia nuova casa il 2018 e le nuove “stanze” da esplorare con l’augurio di dipingere, creare, leggere,amare.

Buona vita, Fenice.

“La verità è che scrivere è il piacere profondo, essere letti quello superficiale”

“Voleva approfittare di ogni singolo giorno, perchè ormai erano contati…non c’era tempo da perdere”

«Kafka sulla spiaggia si legge come il suo autore deve averlo scritto: con la sensazione di entrare a occhi aperti in un sogno visionario e risonante di profezie, dove le scoperte e le rivelazioni si susseguono, ma il cuore più profondo resta segreto e inattingibile». Giorgio Amitrano

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